Quali sono i sintomi della depressione
Come si manifesta la depressione ?
Quali sono i sintomi della depressione?
La depressione si può presentare con diversi sintomi e con varie combinazioni di essi.
I sintomi principali sono la tristezza, il senso di abbattimento e l’incapacità di provare emozioni piacevoli. A questo in genere si associano la perdita dell’interesse per le attività abituali e l’incapacità a prendere qualsiasi iniziativa o decisione.
Il paziente è distaccato da ciò che lo circonda (familiari, amici, lavoro), si ritira progressivamente da ogni occupazione e sembra indifferente anche di fronte a situazioni o eventi che normalmente gli davano gioia. In realtà questa apparente indifferenza è fonte di sofferenza interna per il fatto di non riuscire più a provare sentimenti ed emozioni.
Il paziente depresso non prende più decisioni, tutto gli sembra problematico o non risolvibile e progressivamente sviluppa un senso di incapacità e di inadeguatezza personale.
In genere si sente in colpa perché non riesce più a svolgere i propri compiti e si considera l’unico responsabile di eventuali problemi familiari. Molto spesso parla di gravi difficoltà economiche che la famiglia si è trovata ad affrontare per causa sua. Talvolta non esistono reali problemi economici e le convinzioni errate del paziente assumono la connotazione di veri e propri deliri di rovina.
Ad una osservazione esterna il depresso grave appare affaticato, mostra un rallentamento di tutti i movimenti, il viso è triste o indifferente e difficilmente cambia espressione. I colloqui spontanei con chi gli sta accanto divengono rari e, se gli vengono rivolte domande dirette, risponde brevemente. Altre volte invece appare agitato, irrequieto, si muove o cammina continuamente manifestando ansia e tensione.
Spesso accusa difficoltà di concentrazione e di memoria, disturbi del sonno, riduzione dell’appetito, disturbi gastrointestinali, perdita del desiderio o del piacere sessuale. Il paziente diventa triste, scoraggiato, senza speranza, si disinteressa di ciò che lo circonda e interrompe le attività abituali (lavoro, studio, impegni casalinghi ecc.). Se continua ad occuparsene, afferma di non riuscire a farlo più come quando stava bene o di farlo con estrema fatica.
Il paziente lamenta infatti riduzione della propria energia fisica, difficoltà nel pensare, nel concentrarsi e nel prendere decisioni. Per questo sviluppa progressivamente la convinzione di non valere, di essere incapace e inadeguato, e prova sentimenti di colpa nei confronti dei propri familiari.
Quando lo stato depressivo raggiunge una certa gravità il paziente si ritira da ogni attività, si isola dagli amici, trascorre la maggior parte del tempo a letto, non cura più il proprio aspetto o la propria igiene personale.
L’appetito è generalmente ridotto, il paziente mangia poco o non mangia affatto e dimagrisce talvolta in maniera evidente. Altre volte le abitudini alimentari diventano irregolari, il paziente mangia poco o soltanto particolari tipi di alimenti, non rispetta i pasti principali o mangia frequentemente. Talvolta l’appetito aumenta ed il paziente consuma in particolare cibi dolci.
Le alterazioni del sonno possono essere varie: in genere il paziente dorme meno e si sveglia molto presto (insonnia terminale), altre volte ha difficoltà ad addormentarsi (insonnia iniziale) o ha frequenti risvegli durante la notte. In altri casi, invece, il bisogno di sonno e il tempo trascorso a letto sono nettamente aumentati. Alcuni pazienti dormono molto durante il giorno e restano svegli durante la notte (inversione del ritmo sonno-veglia).
Le abitudini sessuali generalmente si riducono per la perdita progressiva dell’interesse, del desiderio e del piacere sessuale.
Questi sintomi rappresentano le manifestazioni più frequenti della depressione che però si può presentare con un’ampia varietà di forme cliniche e di livelli di gravità.
Maxsimo aka Maxilprof: Alibi( im)perfetto
Se siete alla ricerca di un thriller polpettone noioso e pieno di cliché tipici dei thriller anni ottanta questo è il film che fa per voi.
Non avendo altro da fare al momento, vi mostro un elenco piuttosto asistematico dei cliché:
Cliché rispetto ai ruoli:
1. protagonista: un giovane intrapredente che vuole fare luce su affari pochi chiari un personaggio pubblico;
2. antagonista: un personaggio pubblico che gestisce affari poco chiari. Di solito l’antagonista è interpretato da un pezzo storico di Hollywood, tipo Pacino, De Niro. In questo caso Michael Douglas è il cliché di se stesso;
3. Aiutante del protagonista: una giovane dalla promettente carriera che è innamorata o viene sedotta dal protagonista;
4. Aiutante dell’antagonista: un personaggio senza scrupoli che fa il lavoro sporco;
5. Amico del protagonista ma tutore della legge che non può credere a quello che dice il protagonista ma poi gli crede e aiuta l’aiutante del protagonista;
6. L’agnello sacrificale: un amico del protagonista che di solito muore nel tentativo di aiutarlo; questo ci fa capire che le cose qui sono serie, mica come negli altri thirller…qui la gente muore…
Clichè rispetto alle scene
1. tentativo del giovane protagonista di ottenere un appuntamento dalla giovane in carriera;
2. appuntamento ottenuto sub 1
3. atto amoroso consumato nel letto di lui o di lei, in slow motion e relativa sbrodolatura musicale in sottofondo, stile michael boltom;
4. scena in cui l’antagonista rivela la sua parte cattiva
5. il tentativo da parte dell’aiutante dell’antagonista di uccidere l’aiutante del protagonista
6. la caduta dell’antagonista;
7. il colpo di scena finale.
RISULTATO FINALE: QUESTO NON E’ UN VERO THRILLER.
Secondo me un vero thriller:
1. non può contenere come cliché l’idea che ci sia un colpo di scena finale
2. non può contenere una scena assurda e ridicola come quella in cui l’aiutante dell’antagonista cerca di uccidere l’aiutante del protagonista con una macchina all’interno di un parcheggio girando intorno (sgommando-dico SGOMMANDO) alla piglia dietro cui (o davanti a cui?)l’altra si è nascosta…
Ciliegina finale: studiatevi per bene la pettinatura di Michael Douglas…ANNI OTTANTA…
brullonulla » ce ne siamo liberati
ma alda merini, questo è il problema, è stata soprattutto una delle icone di quel pozzo caramelloso e disgraziatamente adolescenziale in cui si incista tanta letteratura negli ultimi 50 anni. quel mondo fatto di eterni studenti che non hanno mai letto Dante o Musil ma si sentono colti perchè leggono Palahniuk. quel mondo, figlio del mai troppo maledetto romanticismo, che crede che basti essere un po’ mattacchioni, avere qualche brutta esperienza con la psichiatria old school, buttare giù qualche verso a caso e infine (essenziale) trovare gli amici del circoletto di simpatia giusti perchè si possa essere Grandi Artisti
Influenza A/H1N1: sintomi e vaccino, approfondimenti - Yahoo! Notizie
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Influenza A, sintomi e informazioni utili
Pensiero Scientifico - ApprofondimentiLa “nuova” influenza si presenta essenzialmente con una triade di sintomi, rappresentata da febbre alta (oltre i 38 gradi) che insorge bruscamente, dolori muscolari e almeno uno fra questi sintomi respiratori: mal di gola, tosse, naso che cola. Di solito l’esordio della malattia si accompagna anche a mal di testa, a uno stato di debolezza (o facile affaticamento) più o meno intenso e qualche volta sono presenti nausea o vomito. Continua »
Guida all'influenza A, domande e risposte - Il Messaggero
1. Cos’è e dove nasce la nuova influenza da virus A(H1N1)?
La nuova influenza A(H1N1) è una infezione virale acuta dell’apparato respiratorio con sintomi fondamentalmente simili a quelli classici dell’influenza. Come per l’influenza classica sono possibili complicazioni gravi, quali la polmonite. I primi casi della nuova influenza umana da virus A(H1N1) sono stati legati a contatti ravvicinati tra maiali e uomo; il nuovo virus A(H1N1), è infatti un virus di derivazione suina. Nell’uomo infezioni da virus influenzali suini sono state riscontrate occasionalmente fin dagli anni ‘50, sempre legate ad esposizione e contatti ravvicinati (1-2 metri) con suini, ma il nuovo virus A(H1N1) si è ora adattato all’uomo ed è diventato trasmissibile da persona a persona.2. Quali sono i sintomi della nuova influenza umana da virus A(H1N1)?
I sintomi della nuova influenza umana da virus A(H1N1) sono simili a quelli della “classica” influenza stagionale e comprendono: febbre, sonnolenza, perdita d’appetito, tosse. Alcune persone hanno manifestato anche raffreddore, mal di gola, nausea, vomito e diarrea.
In particolare, l’influenza A (H1N1) viene definita un’affezione respiratoria acuta a esordio brusco e improvviso con febbre di circa 38° o superiore, accompagnata da uno dei seguenti sintomi:
cefalea
malessere generalizzato
sensazione di febbre (sudorazione brividi)
astenia (debolezza)
e da almeno uno dei seguenti sintomi respiratori:
tosse
mal di gola (faringodinia)
congestione nasale
Per la diagnosi clinica di influenza nel bambino è importante considerare quanto indicato per gli adulti tenendo conto che:
i bambini più piccoli non sono in grado di descrivere i sintomi generali, che invece si possono manifestare con irritabilità, pianto, inappetenza;
nel lattante l’influenza è spesso accompagnata da vomito e diarrea e solo eccezionalmente da febbre;
occhi arrossati e congiuntivite sono caratteristici dell’influenza nei bambini in età prescolare, in caso di febbre elevata;
nel bambino di 1-5 anni la sindrome influenzale si associa frequentemente a laringotracheite e bronchite3. Quanto è grave l’influenza da virus A(H1N1) ?
Come l’influenza stagionale, l’influenza da virus influenzale A(H1N1) nell’uomo può presentarsi in forma lieve o grave. A tale proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che, al momento, la pandemia influenzale da virus A(H1N1) sia di gravità moderata, tale valutazione scaturisce dal fatto che la maggior parte delle persone che ha contratto la malattia è guarita anche senza la necessità di terapia farmacologica e ricovero ospedaliero. Si è visto inoltre, che nel complesso i Servizi sanitari dei Paesi colpiti dalla nuova influenza sono riusciti a fronteggiare l’emergenza sanitaria. Ad oggi la nuova influenza, anche se particolarmente contagiosa, sembra causare, soprattutto in persone generalmente sane, una malattia leggera con sintomatologia simile a quella dell’influenza stagionale tuttavia sono stati segnalati casi di complicazioni gravi (polmonite ed insufficienza respiratoria) e decessi associati all’infezione.4. Quali sono le categorie di persone a maggior rischio di complicanze, per esempio polmoniti e insufficienza respiratoria?
In generale, sono stati identificati tre gruppi di popolazione a maggior rischio di sviluppare complicanze, come polmoniti ed insufficienza respiratoria, connesse alla nuova influenza A (H1N1), oggi comunque poco frequenti, e quindi a maggior rischio di dover ricorrere all’ospedale.Persone con malattie croniche (diabete, malattie cardiovascolari, malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio e altre condizioni che limitano la funzione respiratoria, per esempio l’obesità grave)
In particolare, le persone che hanno maggiori rischi di complicanze sono quelle che presentano almeno una delle seguenti condizioni:malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio, inclusa asma, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)
gravi malattie dell’apparato cardiocircolatori, comprese le cardiopatie congenite ed acquistite
diabete mellito e altre patologie metaboliche
gravi epatopatie e cirrosi epatica
malatte renali con insufficienza renale
malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie
neoplasie
malattie congenite ed acquisite che comportino carente produzione di anticorpi
immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV
malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale
patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie ad esempio malattie neuromuscolari
obesità con indice di massa corporea (BMI)>30 e gravi patologie concomitanti
Donne in gravidanza
Per corrispondenti fasce d’età, un incremento di morbosità ed un più alto tasso di mortalità si registra nelle donne in gravidanza rispetto alla popolazione femminile generale, accentuati dalla copresenza di altre condizioni patologiche (es. obesita’, cardiopatie, malattie respiratorie, ecc.) e vi è attualmente un generale consenso nell’identificare la gravidanza come uno tra i maggiori fattori di rischio per gravi complicanze, in particolare quelle di tipo respiratorio, come, ad esempio, l’ARDS (Adult Respiratory Distress Syndrome).Bambini
In particolare, i bambini sotto i due anni di età.
La nuova influenza registra, inoltre, rari casi di complicanze gravi anche in persone sane e giovani, mentre tra le persone anziane (sopra i 65) appare meno diffusa.5. Quali sono i bambini a maggior rischio di complicanze?
A seguito dell’ infezione da virus A(H1N1) quelli che presentano un maggior rischio di complicanze sono i bambini:
di età inferiore ai 2 anni, con particolare riguardo a quelli sotto i sei mesi
con alterazioni funzionali o strutturali dell’apparato respiratorio ( ad esempio i nati gravemente pretemine, i bronco displastici, gli affetti da fibrosi cistica o da condizioni che determinano una alterazione grave della ventilazione)
con patologie croniche (ad esempio malattie croniche polmonari incluse l’iperreattività bronchiale grave e l’asma in trattamento, cardiache, epatiche, renali, ematologiche, neuromuscolari, metaboliche compreso il diabete, malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali, immunodepressione congenita o acquisita (HIV), malformazioni congenite, paralisi cerebrali)
socializzati precocemente (asili nido)
che vivono in comunità (minori istituzionalizzati).6. Come si trasmette la nuova influenza umana?
L’influenza da virus AH1N1 si trasmette attraverso le goccioline di saliva e secrezioni respiratorie in maniera diretta (tosse, starnuti, colloquio a distanza molto ravvicinata), ma anche indirettamente (dispersione delle goccioline e secrezioni su oggetti e superfici). Per questa ragione è fortemente raccomandato seguire le precauzioni generali, quali:
evitare luoghi affollati e manifestazioni di massa
lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone; in alternativa possono essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti
evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca
coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce e gettare il fazzoletto usato nella spazzatura
aerare regolarmente le stanze di soggiorno. Una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie è essenziale nel limitare la diffusione dell’influenza.
Dall’andamento della diffusione di questa influenza è evidente che essa si diffonde più facilmente nelle collettività, quali quelle scolastiche, frequentate da ragazzi e giovani, che appaiono essere più suscettibili a questa infezione, rispetto a persone più anziane che forse conservano una memoria immunitaria di pregresse infezioni da virus A(H1N1) .7. E’ possibile contrarre la nuova influenza umana da virus A(H1N1) mangiando carne di maiale?
No, i virus della nuova influenza umana da virus A(H1N1) non sono trasmessi dal cibo; non si può contrarre tale influenza mangiando maiali o prodotti a base di carne di maiale. Mangiare carne maneggiata in maniera appropriata, carne cotta e prodotti a base di carne suina non comporta alcun rischio. Cuocere la carne a temperatura interna di 70-80° gradi uccide il virus dell’influenza, così come gli altri batteri e virus, al pari della stagionatura.8. Per quanto tempo una persona infetta può trasmettere il virus dell’influenza umana da nuovo virus A(H1N1) ad altre persone?
Le persone con influenza umana da nuovo virus A(H1N1) sono da considerare potenzialmente contagiose già durante il periodo di incubazione prima della manifestazione dei sintomi. Una persona adulta può trasmettere in modo efficiente il virus da un giorno prima dell’inizio dei sintomi per tre - sette giorni dall’inizio di questi. I bambini, specialmente quelli più piccoli, possono potenzialmente diffondere il virus per periodi più lunghi.9. Come si può diagnosticare l’infezione da virus influenzale A(H1N1) nell’uomo?
Con il passaggio alla fase pandemica e l’incremento progressivo dei casi in Europa e in Italia sono stati rafforzati i sistemi di sorveglianza ma non si ritiene più indispensabile la conferma di laboratorio dei casi sospetti e pertanto la diagnosi è basata soltanto sul solo criterio clinico (sintomi).
I pazienti sono sempre tenuti a informare il medico di un viaggio all’estero negli ultimi sette giorni dall’insorgenza della malattia, ma ormai il sospetto di influenza A (H1N1) deve essere preso in considerazione anche in assenza di viaggi all’estero.
L’influenza A (H1N1) viene definita un’affezione respiratoria acuta a esordio brusco e improvviso con febbre di circa 38 gradi o superiore accompagnata da uno dei seguenti sintomi:
cefalea
malessere generalizzato
sensazione di febbre (sudorazione brividi)
astenia (debolezza)
e da almeno uno dei seguenti sintomi respiratori:
tosse
mal di gola (faringodinia)
congestione nasale
Per la diagnosi clinica di influenza nel bambino è importante considerare quanto indicato per gli adulti tenendo conto che:
i bambini più piccoli non sono in grado di descrivere i sintomi generali, che invece si possono manifestare con irritabililità, pianto, inappetenza
nel lattante l’influenza è spesso accompagnata da vomito e diarrea e solo eccezionalmente da febbre
occhi arrossati e congiuntivite sono caratteristici dell’influenza nei bambini in età prescolare, in caso di febbre elevata
nel bambino di 1-5 anni la sindrome influenzale si associa frequentemente a laringotracheite e bronchite e febbre elevata.
Durante la fase pandemica, l’analisi di laboratorio sarà effettuata su indicazione del medico per tutti i casi che presentano un quadro clinico impegnativo e richiedono il ricovero. Ai fini della sorveglianza, inoltre, analisi di laboratorio sono effettuate a campione e nei casi che si sono manifestati in assenza di viaggi o di contatti con casi confermati.
Per l’analisi di laboratorio è necessario raccogliere un campione di secrezioni respiratorie (tampone nasale o faringeo) entro i primi 4 – 5 giorni dall’inizio dei sintomi (quando è maggiormente probabile che la persona elimini i virus).10. Che cos’è una pandemia influenzale?
Una pandemia (dal greco antico pan-demos, “tutto il popolo”) è un’epidemia determinata dalla rapida diffusione di una infezione in più aree del mondo, con un elevato numero di casi gravi appartenenti a tutti i gruppi di età e una mortalità elevata. La pandemia differisce dalle influenze stagionali: mentre queste ultime sono generate da sottotipi di virus influenzali già esistenti, le pandemie sono causate da sottotipi virali nuovi o che non circolano nella popolazione da molto tempo.
La comparsa di un nuovo ceppo virale non è di per sé sufficiente a causare una pandemia:occorre anche che il nuovo virus sia capace di trasmettersi da uomo a uomo in modo efficace.11. Quante sono le fasi e i livelli di rischio di una pandemia?
Nel 2009, sono state riviste le fasi descrittive di una eventuale pandemia e l’OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di utilizzare come metodo di misurazione una scala da 1 a 6. Lo schema seguente sintetizza le fasi e i livelli di rischio di una eventuale pandemia.12. Che cosa significa, soprattutto in Italia, il passaggio alla fase 6 disposto a livello internazionale dall’Oms l’ 11 giugno 2009?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dopo aver valutato le informazioni disponibili dai sistemi di sorveglianza nazionali ed internazionali circa la diffusione dei casi di influenza umana da nuovo virus A(H1N1), l’11 giugno ha dichiarato il passaggio dalla fase 5, prepandemica, alla fase 6 di allerta pandemico. Il passaggio dalla fase 5 alla fase 6 era atteso quale conseguenza dell’alta trasmissibilità del virus A(H1N1) nei diversi Stati. Per ora l’infezione non desta preoccupazioni dal punto di vista della gravità in quanto determina una sintomatologia paragonabile a quella dell’ influenza stagionale. L’OMS, come peraltro nelle altre Fasi pandemiche, non raccomanda chiusure delle frontiere e restrizione di viaggi internazionali.
How to Write a Blog Post That’s Stickier than Velcro
Written on November 1st, 2009 at 01:11 am by Darren Rowse
How to Write a Blog Post That’s Stickier than Velcro
A Guest Post by Marelisa Fábrega. Image by drmama.
Do you have a really good idea which you want to go viral? Is there a behavior you’re trying to modify in your blog readers, such as encouraging them to save, eat healthy, or start an exercise program? Are you looking for ways to persuade readers to purchase an affiliate product you’re promoting? If your answer is “yes” to any of these, then you need to make your writing stickier. In this post I’m going to share with you six principles which you can begin to apply right away to make your articles as sticky as urban myths, Aesop’s fables, the “Don’t mess with Texas” slogan, and JFK’s “man on the moon” speech.
In the bestseller “Made to Stick: Why Some Ideas Survive and Others Die”, the Heath brothers, Chip and Dan, explain that sticky ideas–ideas that spread, that are remembered, and that people act upon–have six traits in common. Sticky ideas are simple, unexpected, concrete, credible, emotional, and they’re told as stories (the authors use the acronym “SUCCESs”, with the last s omitted). Here’s an explanation of each of these principles:
Keep It Simple: It’s the Economy, Stupid
In order to make your message sticky, it has to be simple. This means that it has to convey a single, core idea that is meaningful and easy to understand. You need to make sure that your core idea stands out clearly from the very beginning, instead of being buried under an avalanche of facts, details, and abstractions. Keep in mind that simplifying your message doesn’t mean that you dumb it down; it means that you strip an idea to its most critical essence.
In addition, you need to prioritize. Psychology research shows that choice can hinder decision making. In one experiment cited by the Heath brothers, researchers took a group of college students who were planning to spend their evening studying and offered them a once-in-a-lifetime opportunity to attend a lecture by an author they admired. Almost 80% decided to skip the study session and attend the lecture instead.
However, when a second “fun” choice was added—watching a foreign film that was getting great reviews-only 60% opted for one of the “fun” choices and 40% chose to study. That is, when students had to choose between two “fun” options, more students chose to study as compared to the scenario in which they only had one “fun” option.
When you have several good ideas about a topic it’s difficult to pick the single most valuable idea and make it as sticky as possible, but that’s what works. Successful trial lawyers know that if they argue ten points, even if they’re all good, when jurors get back to the jury room they won’t remember any of them. James Carville summarized the most critical issue of the 1992 U.S. presidential election when he said: “It’s the economy, stupid”. Narrowing the issues to that one sentence stuck with voters and helped Clinton get elected.
Another way to keep it simple is by using analogies so that you can capitalize on what your readers already know. Think about the following movie pitch: Speed is “Die Hard on a bus”. How can you compare your idea to something your audience is already familiar with to help create hooks so that they will remember your idea more easily? Analogies allow you to say a lot with a little.
Make it Unexpected: Lose Weight by Eating Fast Food
With all of the information that’s available, one of the biggest hurdles you’ll have to face is capturing your readers’ attention. You can get their attention by taking an unexpected approach. Then, you hold their interest by making them curious. Behavioral economists argue that when we have a gap in our knowledge, we strive to resolve it. We’ve all stayed up late at night reading to discover who did it in a murder novel, or watching a movie to see how the conflict is resolved. Make your readers curious from the very beginning of your article by raising questions they don’t know the answer to, and then gradually filling in the gaps as they read along.
As an example of doing something unexpected, Chip and Dan refer to City Year. City Year is a nonprofit organization which offers 17 to 24-year-olds the opportunity to engage in 10 months of full-time community service. Here’s a slogan that they use: “We envision a world in which, one day, the most common question asked of a 17-year-old in this country will be, ‘Where are you going to do your year of national service?’” That’s a powerful, unexpected view of what the world could be like, and it gets people’s attention.
Another message that was unexpected was the one used in the Subway Guy marketing campaign. Jared was a college student who weighed about 430 pounds; he created a “subway diet” for himself and started walking every day to his local Subway Restaurant to have a subway for lunch and one for dinner. With this diet, Jared lost over 240 pounds. Subway came across Jared’s story and they turned it into a marketing campaign which was incredibly successful and which increased their sales dramatically. People were captivated by Jared’s story, in part, because of the unexpectedness of someone losing weight by eating fast food.
Make it Concrete: What Do 37 Grams of Fat Look Like?
In order to make sure that an idea can be grasped and remembered later, you have to make it concrete. If you describe something in a way that allows your readers to see, touch, or imagine it in their mind’s eye, the chances are much better that you’ll communicate successfully with them.
In 1961 U.S. President John F. Kennedy announced the following: “I believe that this nation should commit itself to achieving the goal, before this decade is out, of landing a man on the Moon and returning him safely to Earth”. This was a concrete vision: it was very clear about what it required—get a man on the moon and bring him back safely–and when it would happen. It captured the imagination of the American people for almost a decade.
The Heath brothers explain that Kennedy’s speech would have had much less impact if he had said something abstract like the following: “Our mission is to become the international leader in the space industry, using our capacity for technological innovation to build a bridge towards humanity’s future.” What does that even mean? Make sure that you make your ideas tangible, instead of delivering them in abstract, difficult to understand terms.
Here’s a second example offered by the Heath brothers of how to be concrete: A health organization was trying to convey to the movie-going public how incredibly unhealthy movie popcorn popped in coconut oil was. A typical bag of popcorn contained 37grams of saturated fat, nearly double the recommended daily allowance. But movie-goers weren’t interested in statistics. The health organization had to find a way to turn the abstract “37 grams of fat” into something concrete which would get the public to stop eating the harmful popcorn.
So what did they do? They called a press conference and laid out all of the following in front of the television cameras: a bacon-and-eggs breakfast, a Big Mac and fries for lunch, and a steak dinner with all the trimmings. Then they explained that a bag of popcorn had more fat than all of those meals, combined. If you think this was tangible enough to get the public to demand that movie theatres stop popping their popcorn in coconut oil, it was.
Make it Credible: The Surgeon General says …
If a message doesn’t seem credible it will be discounted, even if it’s perfectly true. Credibility can be achieved through status–such as citing a study conducted by a Nobel Prize winner–through prior performance, through the use of convincing detail, or through the appropriate use of statistics. When you use statistics, contextualize them in terms that are more everyday and human. A good example of making statistics more accessible is “The World of 100”, which presents different data about the world population in terms of a village of 100 people.
In addition, you can encourage your audience to test out your ideas for themselves. Chip and Dan explain that in the sole U.S. presidential debate in 1980 between Ronald Reagan and Jimmy Carter, Reagan could have cited innumerable statistics on the economy. Instead, he encouraged voters to test the effectiveness of the Carter presidency for themselves by telling them: “Before you vote, ask yourself if you are better off today than you were four years ago.”
Appeal to People’s Emotions: Make Them Care
Information makes people think, but emotion makes them act. You’ve probably heard of urban myths such as “the kidney-heist”and the Halloween candy tamperingstory. How do stories such as these spread across the country—and even the world–despite a lack of evidence? Why are they remembered and believed by millions? These stories are sticky. And one of the reasons that they’re so sticky is because they evoke emotion: in the case of urban myths, they evoke fear.
The authors of “Made to Stick” explain that in order for people to take action—donate money to your cause, buy your product, modify their behavior, and so on—they have to care about your message. You appeal to people’s emotions to get them to care. There are many different emotions you can tap into, such as a person’s “group identity”. When the Texas Department of Transportation was looking for ways to reduce litter on the Texas roadways, they discovered that most of the litter was being caused by truck drivers.
What was the best way get these truck drivers—characterized as “Bubba”—to stop littering? Applying threats and fines? Telling them about the impact they were having on the environment? What they did was much more effective: Bubbas love Texas, and the Texas Department of Transportation appealed to this pride. They cast Dallas Cowboys and Houston Astros in testosterone-soaked ads telling drivers: “Don’t mess with Texas”. With an emotional appeal to identity, the campaign managed to reduce litter on Texas highways 72% between 1986 and 1990.
Tell Stories – A Well-Told Story Jump-Starts Action
Research shows that when people swap stories they’re not just entertaining each other; they’re providing mental training. In “Made to Stick” the authors explain that when firefighters swap stories after every fire they’re helping each other create a rich archive of situations which they might encounter during a fire and the appropriate responses to these.
When we hear a story, we create a simulation of what’s happening in our minds. By providing a story in which the protagonist is in a predicament that is similar to our audience’s situation, we allow our readers to apply the story to their own situation.
In addition, Chip and Dan explain that a story is also important because it provides the context missing from abstract prose. Aesop’s fables—such as “The Boy Who Cried Wolf”–teach their morals through stories. By telling the story of a bored shepherd boy who entertained himself by crying out “wolf” on repeated occasions and watching the villagers rush to his aid, and who was subsequently ignored by all when a wolf really did appear, Aesop shows his readers how liars lose all credibility and aren’t believed even when they’re telling the truth. Telling this story is much more effective than simply saying to people: “Don’t lie”.
As a further example of how to use stories in your blog posts, the best way to promote an affiliate product is to use it yourself. Then share a true story with your readers of how the product helped you to solve a problem that they might be having as well. Invite them to try it on for size and see for themselves.
Conclusion
To summarize, you can write sticky blog posts that get your readers to take action by making your ideas simple, unexpected, concrete, credentialed, and emotional, and by presenting them as stories. You don’t need to apply all six traits to have a sticky idea, but it’s safe to say that the more of them that you’re able to work into your writing, the stickier your idea will be.
Don’t just read this blog post and store it away as interesting, new-found knowledge: take the six principles presented by the Heath brothers and begin crafting your stickiest blog post yet. Incidentally, I tried applying most of the “sticky principles” to this blog post. How did I do?
Written by Marelisa Fábrega. Marelisa blogs about creativity, productivity, and simplifying your life over at Abundance Blog at Marelisa Online. Marelisa is the author of the ebook “How to Be More Creative – A Handbook for Alchemists”.
What next?
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43 Responses to “How to Write a Blog Post That’s Stickier than Velcro” - Add Yours
People seem to like posts when people actually put their personality into them as well as not being so serious all of the time. If you just be yourself, you will realize that it will be easier for people to relate to you and also establish a better relationship
Great stuff. I will apply what I learned here to my blog. Thank you!
Great ideas for blogging. I personally like the concrete example method. If you relate an idea to something tangible that readers can understand and visualize, it can often lead to the “light bulb turning on” effect. Readers can instantly see the real world application, and start branching out from there.
I see too many blogs that just ramble on and never grab my attention. Make it personal, show me how it relates to my world, and I’ll sign up to follow, take action, etc…
Rob – LexiConn
Marelisa,
you did well in making your post “sticky.” I frequently use “Keeping It Simple,” “Appealing to People’s Emotions,” and “Telling Stories” in my posts. Thank you for the other ideas.
John Knox
http://twitter.com/johneknoxI liked the second point “Make it Unexpected: Lose Weight by Eating Fast Food”!
It grabs quick attention ( this very line did catch my attention too) and that can convert a casual browser of the blog or article an curious reader.
Thank you for the well written article.
Great story! A tactic I often use is compare it to a story out of my own experience. I started using this ever since I read an article on Site Sketch 101, where the author used an old story that his grandfather used to tell him. It really keeps me reading. This post is a nice adition to an article I wrote before called “10 steps to NOT making a List post (but still be interesting)”.
Thanks for this one. Very inspiring.
Well, I gotta admit, this post has a sticky potential. At least my head is already spinning with ideas I gotta put into action on my future blog posts. Thank you Marelisa!
There are a lot of nlp books on this topic too. They also help a lot if applied well.
This is a very well-written post. It seems to incorporate the six qualities into your post, it’s beneficial to have it planned out beforehand. Reading this has made me rethink how I’m going to write my next blog post.
Good stuff. I agree completely with this approach. If I have a favorite post, like the one I recently wrote about using Rejection to motivate me every day, I just keep it up for longer.
Thanks for the reminders!
Best,
FS
***Sorry, I’m resubmitting this because I have too many typos in the last one***
Marelisa,
Great tips!
I think I created an incredibly viral post last week and it was totally an accident.
I saw a feature on TMZ at 11:30 pm that night. I did a quick search and thought I’d wait until the next morning to write the post.
On Saturday morning I woke up and took about 20 minutes to write the post in question and I fetched 3 videos from youtube.
I wasn’t home for most of Saturday and Sunday of last week I had to attend a fitness summit.
When I got home and sat infront of my computer at 5:30 pm I was floored after refreshing my page and realizing that over 11,000 people had read that post that took me 20 minutes to write.
The title is “Burger King Japan and the 7-patty Whopper burger?” and I think something must of happened in the media that day … like a TV segment on that Sunday because my traffic just jump 20 times.
http://www.eatsmartagesmart.com/burger-king-japan-and-the-7-patty-whopper-burger/
Right now, the post is shy of 20,000 views (in less than one week) and I have to say that I look forward to creating more posts like that.
I should mention that my site is only 6 months old so these types of high volume traffic from one post are quite unusual for me.
Krizia
I started my blog with no real purpose except to get my ideas out into the “world”. That was a mistake. I have now started developing a purpose for the blog. We raise money for the Cystic Fibrosis Foundation…it’s what we do. It’s our story, our desire, and our dream. It’s very personal to us, so it’s how I need to approach my writing.
Very sticky post. Lots of ideas swirling around. Thanks!
Hey Marelisa,
The ultimate combination for Super-Glue writing: Simple, remarkable, concrete, credible, personal, story.
* If it’s simple, people get your message immediately.
* If it’s remarkable, people find your message irresistible.
* If it’s concrete, people don’t get confused.
* If it’s credible, people believe you.
* If it’s personal, your message connects with their emotions.
* If it’s a story, people can relate to your message.Such a useful list. Thank you for summarizing the book, these 6 points are a great to constantly refer to and improve my writing,
OlegHey Marelisa:
I have been looking for ways to improve my writing and it was struggling a bit, but I am definitely taking this advice and putting it to every day use.
Even though most of these are not something anybody hasn’t thought of before, it is a great way to have them all under one roof: SUCCESs. Easy and simple tor remember and most of all, you have six powerful tools at your disposal, which you can use any time.
Thank you so much for sharing!
Best,
TomasJust wanted to say I really enjoyed this post. I read Made to Stick and this was a great refresher of one of my favorite books and how to be more effective in communicating ideas.
When I think back to the blogs I work on that have had traffic spikes, its the stories that were the most successful. I suppose people can identify with a story and picture the scenario a little, making it more interesting too.
While everyone and their dog posts “Top 10 something” nowadays, a well written story will probably always be more effective since its often easier to connect to the idea.
Hi everyone:
I’m so glad most of you are finding something useful in this post you can take away and apply to your own blogs. I’m trained as an attorney and I find that sometimes I have a tendency to do so much research on a topic that I’m writing about that I “bury the lead”. I see a lot of my blog posts that have some very good ideas in them–if I say so myself–but that need to be simplified to make them easier to read and digest.
Great post. Keeping it simple can be a challenge. Trying to write something different for the sake of it tends to make a post complex and less easy to grasp.
I can also appreciate the point of making it concrete. People seek something tangible, something they can wrap their mind around. Details, specifics, numbers, all help in their department.
These are really great tactics! I’l definitely try to implement them in the future.
Great post I will surely try this
Yeah that’s true, the more you give your post sticky the more conversion you will get.
Before I didn’t followed this principal but after working and working I understood that we should keep it simple in order understand the readers.
To more you give simple the more people likes you.
Thanks for sharing it.
AlamThank you lots for this great post. As a blogger I always try to write some nice post on my blog, before writing a post I have study lot about the topic and then write.
I agree keeping it simple will keep the reader engaged as well as somethig off the wall.
I admire those writers who use the “unexpected” approach, this practice that I want to learn the most. This detail gives more impact and effect to an article. Well, you can actually have a good article by being direct and straight to the point but I find it interesting and cool to have a title that will make people curious about. This will able to magnetize readers and stimulate their mind to start reading, most probably this post leaves a thought in my mind.
Beautifully written!
Darren,
This was another excellent post that can make a difference in the blogging life of many of us. Thanks.
I especially enjoyed the item about the “World of 100 People,” the principles of which I employed, and continue to use, in my blog to explain what could be complex economic issues. I call it “desert island economics” and you can read that post at http://www.financialiteracy.us/wordpress/2009/08/12/desert-island-economics/ because it bears out exactly the point you’re making.
As I’ve said in these comments before, yours is the most valuable of the blogging gurus’ contributions. You seem, more than any of the others, to be most interested in improving our lot and less about what you have to sell.
Keep up the good work! I’ll do my best to keep it viral! :-)
Hey Marelisa,
You did a very good job of keeping my attention and is well done! It’s important to keep a readers attention, but you have to get it first. Since I’m a part time blogger, in a small amount of time I have to work on finding what is important to the reader.
In order to ‘practice’ tag lines and “get your attention” scripts, I sometimes practice on Facebook, email subject lines, and other media to see what works and what doesn’t but in a respectful way.
Jim
Good stuff. I agree completely with this approach. If I have a favorite post, like the one I recently wrote about using Rejection to motivate me every day, I just keep it up for longer.
Thanks for the reminders!
Best,
FS
I admire those writers who use the “unexpected” approach, this practice that I want to learn the most. This detail gives more impact and effect to an article. Well, you can actually have a good article by being direct and straight to the point but I find it interesting and cool to have a title that will make people curious about. This will able to magnetize readers and stimulate their mind to start reading, most probably this post leaves a thought in my mind.
This post is so sticky I want to print it, and stick it to my computer. So I can evaluate each new post as I write it.
Darren, can you add a “print this link” to the posts? I have wanted to do this before with other posts.
And thanks Marelisa for this very useful post. I am a dietitian, and think as a group we also suffer from long detailed answers. Concise and catchy is stickier.
After three years online, I learned that you should keep everything simple. As you said conveying a single idea instead of trying to mix everything in a unique message.
Your site, your logo, your product, your squeeze page, your blog. Everything should be simple and intuitive. just have a look at Google’s home page. This is simple.
Franck
How did you do?
Well I think this is one of the most useful posts I’ve read in a long, long time and you didn’t rely on links to take me off somewhere else to qualify your statements all the time. Well done!
I’m not confident I have the patience to include all six items in everything I write at this point but I’m going to give it a shot because the points you’ve made all make very good and clear sense.
Fabulous post, Marelisa. You totally got me in and kept me right to the end. This was a wonderful change of pace from Darren’s last few offerings. Thank you for making the Problogger experience even richer. Best regards, P. :)
A really good post — and it shows that I have much to learn.
Thanks for sharing such an excellent article.
Great advice, it seems so difficult at times to write a post that you think will click with the readers. Your suggestions are very helpful.
I’m using all these plugins. CommentLuv is very important, firstly because of the user interaction (getting something in return for the comment) and secondly (consequently), when a new reader visits your site and sees the amount of comments, he knows something interesting is happening there. And that is sometimes the reason to stay and read your post and coming back again.
Extremely useful stuff, thank-you! I must say, I’m quite tempted to steal a few of those titles for my blog, but perhaps I’ll focus on using the advice in your content for now :-)
Just anoter confused Blogger wishing to say ThankYou for going to such extreme depth explaining in a way that even I am getting the message. I’ve just hit your RSS button. Again Thanks a million
BruceNice post and well structured. I think this post itself can be made sticky :)
Very good insightful tips. I think many underestimate the power of a story within their marketing. People remember stories and it can definitely motivate others to take action and connect on a more foundational level.
Thanks :)
- Matt
very nice blog it was amazing enjoy to read it.Thanks for sharing such an excellent article.
Great post, so clear and well-written and bursting with info.
Thanks!
Excellent content…helps so much to narrow these things down and you did a really great and entertaining job. A keeper for sure!
thanks much–KimJade Higgins
Marelisa,
Great post on a great book!
Comments will be closed off on this post 90 days after it is published. Apologies to those this impacts but it’s a regrettable and temporary measure to combat a growing comment spam problem. See our most recent posts where you can comment here.
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Received my wave invite.. Clicked link.. Account closed. - Google Wave Help
i have received invitation link via email and opened it with my primary browser (Opera 10), Wave told me that i can use other browser or proceed with my current, so i have opened Firefox 3.5 and copied link there, but Wave directed me to the ‘closed’ page (http://wave.google.com/help/wave/closed.html). After crash in FF i decided to use Opera and received another crash (don’t fret) which appears every time i use Opera with Wave, but then (after logging out and loggin in into my google account) i am not able to login to wave in any of my browsers using activation link or my google account.
Get a everything's shiny cap'n error at the top, can't use it - Google Wave Help
Originally responded to invite and logged in from my iPhone 3GS (v3.0), jailbroken. Since then the only browser that works is my iPhone. I receive the Captain error when I use a desktop browser. I have tried the following browsers/OS combinations.Windows Vista x64:Chromium (latest dev build)ChromeFirefox 3.5IE 8 with Chrome FrameworkSafariWindows XP x86:Chromium (latest dev build)ChromeFirefox 3.5Firefox 3.5 (Safe Mode)IE 8 (no framework)I have found a workaround though. I installed UserAgentSwitcher for Firefox (https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/59) and forged an iPhone user agent. Now I can log into Wave.I assume the root cause is that I originally logged in from my iPhone.
Questa è per @catepol: non è che ti sei loggata a wave per la prima volta con l’iPhone?
Psicologia sociale per Operatore socio sanitario (oss) | Elementi di Psicologia
LA PSICOLOGIA SOCIALE
L’ambito di studio della P.S. (scienza nata agli inizi di questo secolo) è il comportamento dell’individuo in rapporto alla società in cui vive. La psicologia generale, invece, studia il comportamento dell’individuo in sé. Un qualunque trattato di P.S. prevede argomenti di questo tipo:
l’influenza sociale sui processi cognitivi,
la comunicazione sociale,
i fenomeni di massa,
l’opinione pubblica,
il sistema sociale ecc. Sono due le modalità d’indagine fondamentali:
1) Sperimentale: il ricercatore crea in laboratorio una situazione particolare, che simula la realtà, all’interno della quale fa agire un gruppo di soggetti, il cui comportamento si modificherà al variare delle circostanze, secondo un programma prestabilito. Le variabili accidentali che non si vuole interferiscano con la situazione sperimentale particolare, vengono ridotte al minimo. Naturalmente è difficile trovare una netta corrispondenza dei risultati ottenuti con quelli che si possono desumere dalla vita quotidiana.
2) Non-sperimentale: si riferisce ai fatti che accadono spontaneamente nella vita quotidiana (“ricerca sul campo”). Si avvale dell’osservazione diretta o della tecnica delle interviste (colloqui, questionari, sondaggi, ecc.).
E’ difficile, in questo caso, utilizzare tecniche di misurazione, perché è quasi impossibile isolare un singolo aspetto dal contesto globale.
SOCIOMETRIA
Lo studio quantitativo degli aspetti psicologici riguardanti le reazioni sociali si chiama “sociometria”. Il primo test sociometrico fu quello ideato dallo psicologo americano J.M. Moreno nel 1953. Esso venne applicato per misurare quantitativamente la struttura e l’organizzazione dei gruppi sociali, soprattutto per analizzare gli indici di preferenza di singoli individui nei confronti di altri individui di un medesimo gruppo. Lo si può ad esempio applicare a una classe scolastica, chiedendo ad ogni studente di esprimere la propria preferenza (una o due al massimo) circa la scelta del compagno di banco. Ma questi test possono anche essere usati per stimare il rendimento degli impiegati di un’azienda (sempre in relazione alla composizione di un gruppo di lavoro), oppure per verificare il morale di un gruppo sportivo o di lavoro.
MOTIVAZIONE DEL COMPORTAMENTO SOCIALE
Le ragioni che spingono gli esseri umani alla vita sociale stanno nella consapevolezza che solo in un contesto sociale si possono realizzare quelle aspirazioni o desideri che la vita individuale di per sé non potrebbe permettere. La tendenza alla realizzazione di mete prefissate viene detta “pulsione”. Le pulsioni che costituiscono la motivazione alla vita sociale sono:
Pulsioni non sociali: cioè istintive, come il bisogno di risorse alimentari, di protezione dalle avversità ambientali, ecc. Queste pulsioni possono portare alla vita sociale (vedi ad es. le comunità tribali
primitive), ma non stanno di per sé ad indicare una motivazione volontaria alla socialità.
Dipendenza: la pulsione alla dipendenza ha origini nel rapporto di sottomissione dei figli rispetto ai genitori e di premura di quest’ultimi nei riguardi dei figli, soprattutto nei primi anni di vita. C’è dipendenza nei confronti di individui ritenuti, per qualche loro prerogativa, superiori. Questo bisogno decresce dall’infanzia all’adolescenza, ma può riemergere negli adulti in circostanze nuove, imprevedibili o stressanti (malattie, morte di una persona cara, perdita di un bene, delusione ecc.). Il comportamento opposto è quello “dominante”, che può manifestarsi anche nella stessa persona “dipendente”, la quale lo assume nei confronti di persone che ritiene inferiori a sé.
Affiliazione: s’intende il bisogno di avere rapporti molto amichevoli con i propri simili. I bambini passano gradualmente da un comportamento di dipendenza a uno di affiliazione quando scoprono di avere interessi comuni con i coetanei e sperimentano che stare con loro è altrettanto significativo che stare con i propri genitori, se non di più.
Dominanza: s’intende il bisogno di potere, di controllo sugli altri individui, di essere ammirato. Queste persone vogliono imporre le loro opinioni o comunque vogliono influenzare quelle altrui, impegnando tutte le loro forze per raggiungere delle posizioni autorevoli. I bambini che hanno genitori dominanti acquisiscono facilmente questo atteggiamento, che poi mantengono pressoché inalterato. Ma se il genitore è eccessivamente dominante può indurre un forte atteggiamento di dipendenza.
Sessualità: pulsione paragonabile a quella di affiliazione, ma è diretta verso individui di sesso opposto. Se ne differenzia per lo stato di eccitazione e gratificazione più intensi e di più breve durata. Inoltre la pulsione è limitata al periodo biologico della maturità sessuale. Nelle società animali il comportamento sessuale è vincolato ad esigenze di ordine biologico: ad es. animali di specie diverse o della stessa specie ma di rango diverso solitamente non si accoppiano; la prestanza fisica del maschio spesso riveste grande importanza nella scelta del partner; l’accoppiamento avviene solo durante periodi particolari nella vita delle femmine. Nelle società umane la sessualità è determinata da fattori molto più complessi: educazione, ideologie, moralità, abitudini, norme sociali, ecc.
Aggressività: apparentemente può essere ritenuto un comportamento asociale, in realtà esso è il frutto di un condizionamento sociale specifico. Se nei bambini tale comportamento viene incoraggiato dai genitori, esso perdurerà anche da adulti. Oppure esso può sorgere in quei bambini che hanno ricevuto un’educazione repressiva o che abbiano subìto molte punizioni fisiche. Può sorgere anche come reazione ad una situazione frustrante di lunga durata, ma non è obbligatorio, poiché la frustrazione può anche indurre a un comportamento ossequiente, a un atteggiamento collaborante.
Autostima e identità: s’intende il bisogno di una valutazione positiva della propria personalità da parte degli altri. L’origine di ciò va ricercata nel fatto che il bambino è portato ad accettare i giudizi dei genitori, sicché da adulto tenderà a ricercare o riprodurre situazioni che lo portino ad acquisire valutazioni analoghe a quelle fornitegli dai genitori.
Legata all’autostima è la pulsione della coerenza interna, ossia la definizione di un’immagine di sé coerente con le esperienze già vissute, o comunque legata ad esse. E’ questo che permette alla persona di ritenersi, nel contempo, uguale e diversa dagli altri. L’individuo deve cercare di fornire un’immagine di sé che sia proponibile a accettabile. Cosa che non avviene quando cerca d’imporla con intransigente fermezza o quando non tiene conto delle proposte altrui.
GLI ATTEGGIAMENTI
I) Per atteggiamento s’intende un modo di porsi, una tendenza a reagire o un comportamento. L’atteggiamento è una costante tipica e rappresentativa dei sentimenti e delle reazioni di un individuo. E’ possibile individuare nell’atteggiamento tre componenti essenziali: affettiva, cognitiva, comportamentale. Nel linguaggio comune si usano come sinonimi di “atteggiamento” le credenze e le opinioni.II) Le credenze. Sono costituite dalle informazioni che riceviamo su determinate idee, azioni, oggetti, eventi…, prescindendo dal fatto che tali informazioni abbiano un fondamento di verità o meno. Sono piuttosto “intense” e permanenti, tali da influenzare i più vasti aspetti del comportamento. Dipendono più da fattori sociali che non da esperienze strettamente individuali. Non è documentabile una loro origine biologica (genetica).
III) Le opinioni. Sono credenze meno persistenti nel tempo. Influenzano in modo meno determinante il comportamento. Interessano un’area di comportamento più limitata. Dipendono in misura relativamente minore dai fattori sociali rispetto alle esperienze strettamente personali. Mentre la credenza è, in genere, molto diffusa e condivisa socialmente, l’opinione è -al limite- un fatto personale, pur avendo origine sociale.
IV) Gli atteggiamenti possono essere positivi (a favore di) o negativi (a sfavore di). P.es. un individuo nei confronti di un partito politico che egli rifiuta. La componente affettiva dell’atteggiamento è costituita dai sentimenti di ostilità (ch’egli ad es. manifesta quando si trova a discutere con un seguace di quel partito, o quando si irrita alla semplice vista di un giornale che sia espressione di quel partito). La componente cognitiva dell’atteggiamento è costituita dai pensieri, convinzioni o idee ch’egli ha nei confronti di quel partito, ed è dettata da ciò ch’egli ritiene e afferma di conoscere (ad es. per lui i politici di quel partito sono disonesti, arrivisti…). La componente comportamentale dell’atteggiamento è costituita dalle predisposizioni ad agire che l’individuo ha nei confronti di quel partito (ad es. facendo una propaganda negativa o denigrando apertamente quel partito, o leggendo solo articoli di oppositori politici…).
V) Gli atteggiamenti sono importanti perché viviamo in un mondo che ci stimola di continuo, mediante una vasta gamma d’informazioni, per cui è necessario disporre
di un sistema di classificazione delle informazioni che consenta di “ridurre” ad un numero relativamente piccolo di categorie l’infinita varietà di stimoli che riceviamo. Gli atteggiamenti filtrano e selezionano le informazioni nuove, permettendoci inoltre di fare delle analogie tra queste informazioni e quelle già acquisite (ad es. il considerare un’informazione nuova come sostanzialmente identica ad una già posseduta ci facilita l’esistenza. Il vantaggio che ne deriva può essere tale da indurci a considerare identici due eventi che non lo sono affatto).VI) Mediante gli atteggiamenti possiamo accattivarci la stima-simpatia del prossimo (o la sua antipatia); oppure cerchiamo di ottenere gli scopi che ci siamo prefissi. Sul piano personale, gli atteggiamenti possono servire da alibi (o difesa) nei conflitti interiori (p.es. quando abbiamo difficoltà ad affermarci in una determinata situazione-prestazione, spesso incolpiamo la società, l’ambiente lavorativo, le compagnie…, allontanando così le nostre responsabilità e allontanando i dubbi sulle nostre capacità).
VII) La misura degli atteggiamenti. Gli psicologi sociali sperimentali hanno ideato dei sistemi di misurazione degli atteggiamenti, mediante degli strumenti chiamati scale. Si tratta di metodi piuttosto complessi che si avvalgono delle tecniche statistiche. La Scala della Distanza Sociale ideata da Bogardus nel 1925 consisteva nel chiedere alla gente come si comporterebbe in determinate circostanze, proponendo una serie di domande accuratamente definite e standardizzate. P. es. questo metodo è stato applicato per sondare l’atteggiamento di un campione statistico di individui nei confronti di individui appartenenti a una razza diversa.
VIII) Gli atteggiamenti sociali. Si riferiscono al modo in cui la società è gestita e organizzata. Lo studio di questi atteggiamenti riguarda due temi fondamentali:
1) Il pregiudizio. È presente in tutte le società. Di solito s’instaura nei confronti di altri gruppi etnici o sociali; oppure, all’interno di una stessa società, da parte di un gruppo, di una classe… verso un altro gruppo o classe sociale. Esso emerge gradualmente a partire dai primi contatti sociali che ogni individuo sperimenta. E’ strettamente dipendente dall’educazione ricevuta, dalla fede religiosa, dallo stato socio-economico, dal contesto culturale di appartenenza, dall’ideologia dominante nel proprio ambiente.
Anche il pregiudizio ha un contenuto percettivo, cognitivo, emotivo e comportamentale, ed è persistente nel tempo. È radicato nella personalità e può influenzare un’area più o meno vasta di comportamenti con intensità particolarmente forte. Dipende in misura maggiore da fattori sociali che da esperienze strettamente individuali. È stato dimostrato che coloro che hanno pregiudizi in un determinato campo, possono manifestarli anche in altri campi (ad es. chi ha pregiudizi nei confronti degli ebrei è facile che ne abbia anche nei confronti di altri gruppi etnici diversi dal proprio).
2) Lo stereotipo sociale. Noi riceviamo spesso soltanto informazioni limitate circa la categoria sociale cui appartengono le persone con cui siamo in rapporto. L’idea che ci facciamo di queste persone è quindi legata agli attributi assegnati dalla società alla categoria o classe sociale di appartenenza. L’assegnazione di attributi viene denominata stereotipizzazione. Tali attributi possono essere modelli comportamentali specifici, fattori fisici, oppure legati all’appartenenza a gruppi particolari (ad es. religiosi). Se una persona appartenente a un gruppo viene percepita come avente tutti gli attributi propri di quel gruppo, risulta definita con uno stereotipo. P. es. giudichiamo con uno stereotipo quando pensiamo che tutte le donne nubili di una certa età siano delle zitelle inacidite, piene di manie e poco cordiali.
Spesso gli stereotipi sono coscientemente ritenuti in parte falsi o imprecisi, in quanto rappresentano solo in minima misura le caratteristiche dell’individuo stereotipizzato. Se nel giudicare un individuo si tiene conto degli attributi della categoria di appartenenza ma si riconosce, nel contempo, anche l’esistenza di caratteristiche individuali, lo stereotipo non agisce in misura determinante. Gli stereotipi possono essere costituiti o rappresentati da attributi sia negativi che positivi.IX) Mutamento dell’atteggiamento. Gli atteggiamenti possono mutare in seguito a nuove esperienze e nuove informazioni. Il mutamento può essere volontario o involontario, temporaneo o permanente, portare a un atteggiamento più favorevole o più sfavorevole o più neutrale. Kelman, con la sua Teoria dei tre processi (1961), ha affermato che il mutamento può intervenire in seguito all’intervento di tre differenti processi di interazione sociale: l’accondiscendenza, l’identificazione e l’interiorizzazione.
1) L’accondiscendenza. Può portare al mutamento nel caso in cui un individuo si lasci influenzare da un altro a da un gruppo, in quanto così egli pensa di essere meglio approvato-accettato. Tale cambiamento s’instaura solo a livello apparente e solo in presenza di chi influenza. Spesso l’accondiscendenza interviene quando la situazione comporta l’erogazione di un premio o di una punizione da parte del soggetto che influenza.
2) L’identificazione. Si manifesta nel caso in cui un individuo adotta gli atteggiamenti di un altro individuo-gruppo, in quanto così egli raggiunge un’interazione soddisfacente con chi lo influenza. In questo caso l’individuo influenzato crede effettivamente a questo modo di agire che gli conferisce una certa identità.
3) L’interiorizzazione. Si manifesta nel caso in cui un individuo accetta di essere influenzato da un altro individuo-gruppo, in quanto il comportamento a cui è spinto non contrasta sensibilmente col suo sistema di valori, anzi risulta essere coerente con questo.X) Va detto tuttavia che ogni individuo spesso oppone una tenace resistenza alla modificazione dell’atteggiamento, sia perché è incapace di ricevere certe nuove informazioni, sia perché il mantenere inalterati gli atteggiamenti già posseduti gli consente di disporre di una difesa nei confronti di stimoli che giudica disturbanti, in quanto esigono una revisione della propria immagine di sé o del proprio modo di vedere le cose.
XI) I meccanismi mediante i quali si mantiene inalterato il proprio equilibrio sono tre: negazione, rafforzamento e differenziazione. Per esempio un fumatore accanito, avvisato dello stretto rapporto fumo/cancro, nega che esista un rapporto così stretto di causa/effetto; afferma che fumare procura una soddisfazione superiore al timore dei danni che può provocare (rafforzamento emotivo); considera che se si mette a fumare sigarette leggere, con filtro, solo dopo aver mangiato, ecc. potrà conservare inalterato il comportamento (differenziazione).
XII) I nostri atteggiamenti infine possono cambiare più facilmente e in modo consistente nel caso in cui la comunicazione ci giunga da una fonte d’informazione per noi credibile (il che dipende dal prestigio e dalle garanzie dell’emittente). Oppure nel caso in cui la comunicazione in sé abbia determinate caratteristiche: semplicità o complessità, comprensibilità, emotività, ecc. è stato dimostrato che è soprattutto la connotazione emotiva ad avere un peso determinante circa l’efficacia del messaggio. Infine vanno considerate le caratteristiche della persona che riceve un messaggio (ricevente). Alcuni individui subiscono la pressione dei messaggi che ricevono in misura maggiore rispetto ad altri (ad es. si potrebbe verificare se le persone poco colte sono più influenzabili di quelle istruite, se gli atteggiamenti estremistici subiscono mutamenti meno rilevanti degli atteggiamenti moderati, ecc.).
I) Il sistema sociale e il concetto di “ruolo”. Il “sistema sociale” indica una società costituita da un insieme più o meno numeroso di componenti, ognuno dei quali, essendo in interazione con l’altro, secondo norme pattuite più o meno definite o
vincolanti, svolge (occupa) un determinato ruolo. La società è un sistema in quanto è un insieme integrato di ruoli differenziati. Cioè i componenti di un sistema sociale non svolgono tutti le stesse funzioni, anzi svolgono compiti diversi in diverse situazioni e con competenze specifiche.
II) Un sistema sociale di solito non è perfettamente omogeneo o simmetrico, nel senso che tra i soggetti che occupano ruoli diversi, spesso vi sono rapporti unilaterali o di dipendenza non perfettamente equilibrata (asimmetria). Il potere che i diversi individui possiedono in termini di ampiezza e autonomia del campo d’azione, e in termini di capacità di determinare il comportamento altrui, non è distribuito e posseduto in eguale misura, in quanto il sistema sociale è a struttura gerarchica.
III) Il termine “ruolo” è appunto una stima del potere relativo che un individuo possiede nei confronti degli altri membri del sistema di appartenenza: esso può essere “misurato” ricorrendo ad una sua collocazione su una scala di ordinamento gerarchico.
IV) Ogni sistema sociale è definito anche dalle “norme” (modelli pattuiti di comportamento) che regolano le relazioni reciproche tra gli individui. Un sistema sociale può essere descritto come la storia delle norme che regolano le relazioni sociali tra i suoi componenti.
V) I modelli o le norme di azione sociale hanno anche una valenza anticipatoria, nel senso che valgono a definire quanto ogni individuo può aspettarsi dal comportamento altrui. In tal senso si può dire che un ruolo è costituito dall’insieme delle aspettative che il sistema sociale ha elaborato per delineare un ambito di competenza o un campo di azione sociale, escludendo altre competenze che sono attributo di altri ruoli. In sintesi: La normativa sociale ha un valore di prescrizione (indica ciò che un individuo può e deve fare) e un valore di anticipazione (selezione di ciò che gli altri si aspettano da un individuo del sistema).
VI) Il comportamento del gruppo. Per “gruppo” s’intende un insieme organizzato di persone che s’influenzano reciprocamente per uno scopo per definito (p.es. la famiglia, un gruppo di lavoro o scolastico…). L’esistenza del gruppo è importante sia per il prestigio e il comando da parte di alcuni, sia per l’influenza reciprocamente stimolante che al suo interno si verifica.
Il leader di un gruppo può emergere in seguito alle circostanze più varie: comune a tutti i gruppi è il fatto che la formazione del leader implica la formazione di una gerarchia. Il leader può svolgere ruoli molti diversi: politico, esperto, rappresentante del gruppo per i rapporti con l’esterno, supervisore dei rapporti interni al gruppo, dispensatore di premi e punizioni, mediatore, modello, figura paterna, pianificatore, stratega, consigliere e, quando le cose vanno male, capro espiatorio. L’importanza di queste funzioni varia al variare della natura del gruppo.
Il gruppo non sfugge al pericolo del conformismo, che è la tendenza a lasciarsi influenzare acriticamente dalle pressioni-decisioni normative del gruppo. In particolare si è dimostrato che:
più sono unanimi i giudizi all’interno del gruppo (specie se il gruppo è molto vasto) e maggiore è il grado di conformismo del singolo individuo;
il conformismo è tanto più accentuato quanto più gli stimoli sono ambigui e poco chiari;
il conformismo tende ad aumentare quando gli individui preferiscono accontentarsi di una convergenza su tematiche tradizionali, piuttosto che chiarire la divergenza su nuove tematiche;
naturalmente ci sono individui che tendono ad essere conformisti al massimo e in qualunque circostanza, mentre altri si dimostrano sempre indipendenti;
il continuo desiderio di essere anti-conformisti è facilmente segno di una incapacità a socializzare.
VII) I rapporti sociali (siano essi presenti o assenti) determinano, in prima e ultima istanza, la formazione della personalità (l’assenza di tali rapporti porta a costruire una personalità disadattata). Essi possono supplire alla carenza di certi rapporti familiari. Obbligano ad esaminare e a tener conto delle prospettive altrui. Favoriscono una più ampia dialettica interiore e quindi favoriscono lo sviluppo dell’intelligenza. Sono il mezzo migliore per raggiungere una più piena autonomia in campo morale, che è il presupposto per compiere scelte mature e responsabili.CONOSCENZE DI INTERGRUPPO
Stereotipi, distanza sociale e pregiudizi sono classificati dalla psicologia sociale come conoscenze di intergruppo ovvero come conoscenze della realtà sociale particolari perché hanno per oggetto gruppi sociali (gli albanesi, i negri, gli slavi, i marocchini,…), tendono ad essere largamente condivise e sono legate al fatto che le persone fanno parte di gruppi e sono coinvolte in relazioni di intergruppo.
In questo caso, occorre precisare, la nozione di gruppo va intesa in senso molto ampio.
I tre comportamenti differiscono comunque tra loro:
• lo stereotipo è prevalentemente cognitivo (ovvero ci dice quale concezione le persone hanno di un altro gruppo e/o del proprio);
• la distanza sociale è volitiva o conativa (ci manifesta come la gente appartenente ad un gruppo intende comportarsi nei confronti di un altro gruppo);
• il pregiudizio - che è più propriamente un atteggiamento - è sostanzialmente affettivo.
Non si tratta tuttavia di tre componenti di un’unica conoscenza di intergruppo bensì di tre distinti tipi di conoscenza con struttura interna e funzioni differenti. In letteratura, comunque, si ritrovano studi soprattutto sul pregiudizio, a causa, come è logico, di fenomeni significativi come l’antisemitismo ed il razzismo.
PREGIUDIZIO
Il pregiudizio è un atteggiamento di intergruppo particolarmente studiato dalle scienze sociali.
In psicologia si intende per pregiudizio l’opinione preconcetta concepita non per conoscenza diretta di un fatto, di una persona o di un gruppo sociale, quanto piuttosto in base alle opinioni comuni o alle voci. G.W. Allport sostiene che un concetto errato (che è sempre possibile) si trasforma in pregiudizio quanto rimane irreversibile anche di fronte a nuovi dati conoscitivi.
L’irreversibilità è facilmente constatabile nella logica della “eccezione”. Se riteniamo, pregiudizialmente, che ad un dato gruppo di persone ben si attagli l’etichetta di “ladri” (per esempio i rom), ben difficilmente cambieremo opinione di fronte a persone che in tutta evidenza si comportano in modo difforme dal nostro pregiudizio.
E se proprio non riusciamo a reggere la dissonanza cognitiva generata da un comportamento impensato (ad esempio un ragazzo rom che ci insegue per restituirci il portafoglio perso o la borsa dimenticata) possiamo fare appunto ricorso alla logica dell’eccezione. Che, al solito, conferma la regola: i nomadi sono ladruncoli e ciò che mi è accaduto è una eccezione che conferma l’assunto di fondo.
Nel linguaggio della psicologia sociale, quando si parla di pregiudizi ci si riferisce a un tipo particolare di atteggiamenti. Propriamente, sono atteggiamenti intergruppo, cioè posizioni di favore o sfavore che hanno per oggetto un gruppo,si formano nelle relazioni intergruppo e risultano largamente condivise. In psicologia sociale ci si è interessati soprattutto dei pregiudizi negativi; ma esistono anche positivi e neutrali. Il pregiudizio ha basi psicologiche perché è un pensiero che si basa sulle paure e le fobie del singolo individuo. Ad esempio, un pregiudizio può portare al razzismo, perché si ha paura dell’altro, dell’altra cultura, specie quando la si conosce poco. Dunque l’ignoranza porta al pregiudizio.Un pregiudizio è generalmente basato su una predilezione immotivata per un particolare punto di vista o una particolare ideologia. Un tale pregiudizio può ad esempio condurre ad accettare o rifiutare la verità di una dichiarazione non in base alla forza degli argomenti a supporto della dichiarazione stessa, ma in base alla corrispondenza alle proprie idee preconcette.
Ciò non significa che sia necessario, prima di affrontare qualsiasi questione, liberarsi da ogni pregiudizio, ma solo che di ogni proprio pregiudizio vada assunta piena consapevolezza, al fine di relativizzarne il peso e di abbandonare ogni insostenibile pretesa di verità a priori. Solo così è possibile instaurare un dialogo tra religioni diverse nel quale gli interlocutori non debbano rinunciare alle proprie più genuine e marcate posizioni: i punti di incontro non vanno trovati a scapito delle irrinunciabili e manifeste incompatibilità, e tuttavia il dialogo è possibile proprio perché nessuno crede che la propria verità renda menzogna quella dell’altro.
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Psicologia sociale per Operatore socio sanitario (oss) | Elementi di Psicologia
LA PSICOLOGIA SOCIALE
L’ambito di studio della P.S. (scienza nata agli inizi di questo secolo) è il comportamento dell’individuo in rapporto alla società in cui vive. La psicologia generale, invece, studia il comportamento dell’individuo in sé. Un qualunque trattato di P.S. prevede argomenti di questo tipo:
l’influenza sociale sui processi cognitivi,
la comunicazione sociale,
i fenomeni di massa,
l’opinione pubblica,
il sistema sociale ecc. Sono due le modalità d’indagine fondamentali:
1) Sperimentale: il ricercatore crea in laboratorio una situazione particolare, che simula la realtà, all’interno della quale fa agire un gruppo di soggetti, il cui comportamento si modificherà al variare delle circostanze, secondo un programma prestabilito. Le variabili accidentali che non si vuole interferiscano con la situazione sperimentale particolare, vengono ridotte al minimo. Naturalmente è difficile trovare una netta corrispondenza dei risultati ottenuti con quelli che si possono desumere dalla vita quotidiana.
2) Non-sperimentale: si riferisce ai fatti che accadono spontaneamente nella vita quotidiana (“ricerca sul campo”). Si avvale dell’osservazione diretta o della tecnica delle interviste (colloqui, questionari, sondaggi, ecc.).
E’ difficile, in questo caso, utilizzare tecniche di misurazione, perché è quasi impossibile isolare un singolo aspetto dal contesto globale.
SOCIOMETRIA
Lo studio quantitativo degli aspetti psicologici riguardanti le reazioni sociali si chiama “sociometria”. Il primo test sociometrico fu quello ideato dallo psicologo americano J.M. Moreno nel 1953. Esso venne applicato per misurare quantitativamente la struttura e l’organizzazione dei gruppi sociali, soprattutto per analizzare gli indici di preferenza di singoli individui nei confronti di altri individui di un medesimo gruppo. Lo si può ad esempio applicare a una classe scolastica, chiedendo ad ogni studente di esprimere la propria preferenza (una o due al massimo) circa la scelta del compagno di banco. Ma questi test possono anche essere usati per stimare il rendimento degli impiegati di un’azienda (sempre in relazione alla composizione di un gruppo di lavoro), oppure per verificare il morale di un gruppo sportivo o di lavoro.
MOTIVAZIONE DEL COMPORTAMENTO SOCIALE
Le ragioni che spingono gli esseri umani alla vita sociale stanno nella consapevolezza che solo in un contesto sociale si possono realizzare quelle aspirazioni o desideri che la vita individuale di per sé non potrebbe permettere. La tendenza alla realizzazione di mete prefissate viene detta “pulsione”. Le pulsioni che costituiscono la motivazione alla vita sociale sono:
Pulsioni non sociali: cioè istintive, come il bisogno di risorse alimentari, di protezione dalle avversità ambientali, ecc. Queste pulsioni possono portare alla vita sociale (vedi ad es. le comunità tribali
primitive), ma non stanno di per sé ad indicare una motivazione volontaria alla socialità.
Dipendenza: la pulsione alla dipendenza ha origini nel rapporto di sottomissione dei figli rispetto ai genitori e di premura di quest’ultimi nei riguardi dei figli, soprattutto nei primi anni di vita. C’è dipendenza nei confronti di individui ritenuti, per qualche loro prerogativa, superiori. Questo bisogno decresce dall’infanzia all’adolescenza, ma può riemergere negli adulti in circostanze nuove, imprevedibili o stressanti (malattie, morte di una persona cara, perdita di un bene, delusione ecc.). Il comportamento opposto è quello “dominante”, che può manifestarsi anche nella stessa persona “dipendente”, la quale lo assume nei confronti di persone che ritiene inferiori a sé.
Affiliazione: s’intende il bisogno di avere rapporti molto amichevoli con i propri simili. I bambini passano gradualmente da un comportamento di dipendenza a uno di affiliazione quando scoprono di avere interessi comuni con i coetanei e sperimentano che stare con loro è altrettanto significativo che stare con i propri genitori, se non di più.
Dominanza: s’intende il bisogno di potere, di controllo sugli altri individui, di essere ammirato. Queste persone vogliono imporre le loro opinioni o comunque vogliono influenzare quelle altrui, impegnando tutte le loro forze per raggiungere delle posizioni autorevoli. I bambini che hanno genitori dominanti acquisiscono facilmente questo atteggiamento, che poi mantengono pressoché inalterato. Ma se il genitore è eccessivamente dominante può indurre un forte atteggiamento di dipendenza.
Sessualità: pulsione paragonabile a quella di affiliazione, ma è diretta verso individui di sesso opposto. Se ne differenzia per lo stato di eccitazione e gratificazione più intensi e di più breve durata. Inoltre la pulsione è limitata al periodo biologico della maturità sessuale. Nelle società animali il comportamento sessuale è vincolato ad esigenze di ordine biologico: ad es. animali di specie diverse o della stessa specie ma di rango diverso solitamente non si accoppiano; la prestanza fisica del maschio spesso riveste grande importanza nella scelta del partner; l’accoppiamento avviene solo durante periodi particolari nella vita delle femmine. Nelle società umane la sessualità è determinata da fattori molto più complessi: educazione, ideologie, moralità, abitudini, norme sociali, ecc.
Aggressività: apparentemente può essere ritenuto un comportamento asociale, in realtà esso è il frutto di un condizionamento sociale specifico. Se nei bambini tale comportamento viene incoraggiato dai genitori, esso perdurerà anche da adulti. Oppure esso può sorgere in quei bambini che hanno ricevuto un’educazione repressiva o che abbiano subìto molte punizioni fisiche. Può sorgere anche come reazione ad una situazione frustrante di lunga durata, ma non è obbligatorio, poiché la frustrazione può anche indurre a un comportamento ossequiente, a un atteggiamento collaborante.
Autostima e identità: s’intende il bisogno di una valutazione positiva della propria personalità da parte degli altri. L’origine di ciò va ricercata nel fatto che il bambino è portato ad accettare i giudizi dei genitori, sicché da adulto tenderà a ricercare o riprodurre situazioni che lo portino ad acquisire valutazioni analoghe a quelle fornitegli dai genitori.
Legata all’autostima è la pulsione della coerenza interna, ossia la definizione di un’immagine di sé coerente con le esperienze già vissute, o comunque legata ad esse. E’ questo che permette alla persona di ritenersi, nel contempo, uguale e diversa dagli altri. L’individuo deve cercare di fornire un’immagine di sé che sia proponibile a accettabile. Cosa che non avviene quando cerca d’imporla con intransigente fermezza o quando non tiene conto delle proposte altrui.
GLI ATTEGGIAMENTI
I) Per atteggiamento s’intende un modo di porsi, una tendenza a reagire o un comportamento. L’atteggiamento è una costante tipica e rappresentativa dei sentimenti e delle reazioni di un individuo. E’ possibile individuare nell’atteggiamento tre componenti essenziali: affettiva, cognitiva, comportamentale. Nel linguaggio comune si usano come sinonimi di “atteggiamento” le credenze e le opinioni.II) Le credenze. Sono costituite dalle informazioni che riceviamo su determinate idee, azioni, oggetti, eventi…, prescindendo dal fatto che tali informazioni abbiano un fondamento di verità o meno. Sono piuttosto “intense” e permanenti, tali da influenzare i più vasti aspetti del comportamento. Dipendono più da fattori sociali che non da esperienze strettamente individuali. Non è documentabile una loro origine biologica (genetica).
III) Le opinioni. Sono credenze meno persistenti nel tempo. Influenzano in modo meno determinante il comportamento. Interessano un’area di comportamento più limitata. Dipendono in misura relativamente minore dai fattori sociali rispetto alle esperienze strettamente personali. Mentre la credenza è, in genere, molto diffusa e condivisa socialmente, l’opinione è -al limite- un fatto personale, pur avendo origine sociale.
IV) Gli atteggiamenti possono essere positivi (a favore di) o negativi (a sfavore di). P.es. un individuo nei confronti di un partito politico che egli rifiuta. La componente affettiva dell’atteggiamento è costituita dai sentimenti di ostilità (ch’egli ad es. manifesta quando si trova a discutere con un seguace di quel partito, o quando si irrita alla semplice vista di un giornale che sia espressione di quel partito). La componente cognitiva dell’atteggiamento è costituita dai pensieri, convinzioni o idee ch’egli ha nei confronti di quel partito, ed è dettata da ciò ch’egli ritiene e afferma di conoscere (ad es. per lui i politici di quel partito sono disonesti, arrivisti…). La componente comportamentale dell’atteggiamento è costituita dalle predisposizioni ad agire che l’individuo ha nei confronti di quel partito (ad es. facendo una propaganda negativa o denigrando apertamente quel partito, o leggendo solo articoli di oppositori politici…).
V) Gli atteggiamenti sono importanti perché viviamo in un mondo che ci stimola di continuo, mediante una vasta gamma d’informazioni, per cui è necessario disporre
di un sistema di classificazione delle informazioni che consenta di “ridurre” ad un numero relativamente piccolo di categorie l’infinita varietà di stimoli che riceviamo. Gli atteggiamenti filtrano e selezionano le informazioni nuove, permettendoci inoltre di fare delle analogie tra queste informazioni e quelle già acquisite (ad es. il considerare un’informazione nuova come sostanzialmente identica ad una già posseduta ci facilita l’esistenza. Il vantaggio che ne deriva può essere tale da indurci a considerare identici due eventi che non lo sono affatto).VI) Mediante gli atteggiamenti possiamo accattivarci la stima-simpatia del prossimo (o la sua antipatia); oppure cerchiamo di ottenere gli scopi che ci siamo prefissi. Sul piano personale, gli atteggiamenti possono servire da alibi (o difesa) nei conflitti interiori (p.es. quando abbiamo difficoltà ad affermarci in una determinata situazione-prestazione, spesso incolpiamo la società, l’ambiente lavorativo, le compagnie…, allontanando così le nostre responsabilità e allontanando i dubbi sulle nostre capacità).
VII) La misura degli atteggiamenti. Gli psicologi sociali sperimentali hanno ideato dei sistemi di misurazione degli atteggiamenti, mediante degli strumenti chiamati scale. Si tratta di metodi piuttosto complessi che si avvalgono delle tecniche statistiche. La Scala della Distanza Sociale ideata da Bogardus nel 1925 consisteva nel chiedere alla gente come si comporterebbe in determinate circostanze, proponendo una serie di domande accuratamente definite e standardizzate. P. es. questo metodo è stato applicato per sondare l’atteggiamento di un campione statistico di individui nei confronti di individui appartenenti a una razza diversa.
VIII) Gli atteggiamenti sociali. Si riferiscono al modo in cui la società è gestita e organizzata. Lo studio di questi atteggiamenti riguarda due temi fondamentali:
1) Il pregiudizio. È presente in tutte le società. Di solito s’instaura nei confronti di altri gruppi etnici o sociali; oppure, all’interno di una stessa società, da parte di un gruppo, di una classe… verso un altro gruppo o classe sociale. Esso emerge gradualmente a partire dai primi contatti sociali che ogni individuo sperimenta. E’ strettamente dipendente dall’educazione ricevuta, dalla fede religiosa, dallo stato socio-economico, dal contesto culturale di appartenenza, dall’ideologia dominante nel proprio ambiente.
Anche il pregiudizio ha un contenuto percettivo, cognitivo, emotivo e comportamentale, ed è persistente nel tempo. È radicato nella personalità e può influenzare un’area più o meno vasta di comportamenti con intensità particolarmente forte. Dipende in misura maggiore da fattori sociali che da esperienze strettamente individuali. È stato dimostrato che coloro che hanno pregiudizi in un determinato campo, possono manifestarli anche in altri campi (ad es. chi ha pregiudizi nei confronti degli ebrei è facile che ne abbia anche nei confronti di altri gruppi etnici diversi dal proprio).
2) Lo stereotipo sociale. Noi riceviamo spesso soltanto informazioni limitate circa la categoria sociale cui appartengono le persone con cui siamo in rapporto. L’idea che ci facciamo di queste persone è quindi legata agli attributi assegnati dalla società alla categoria o classe sociale di appartenenza. L’assegnazione di attributi viene denominata stereotipizzazione. Tali attributi possono essere modelli comportamentali specifici, fattori fisici, oppure legati all’appartenenza a gruppi particolari (ad es. religiosi). Se una persona appartenente a un gruppo viene percepita come avente tutti gli attributi propri di quel gruppo, risulta definita con uno stereotipo. P. es. giudichiamo con uno stereotipo quando pensiamo che tutte le donne nubili di una certa età siano delle zitelle inacidite, piene di manie e poco cordiali.
Spesso gli stereotipi sono coscientemente ritenuti in parte falsi o imprecisi, in quanto rappresentano solo in minima misura le caratteristiche dell’individuo stereotipizzato. Se nel giudicare un individuo si tiene conto degli attributi della categoria di appartenenza ma si riconosce, nel contempo, anche l’esistenza di caratteristiche individuali, lo stereotipo non agisce in misura determinante. Gli stereotipi possono essere costituiti o rappresentati da attributi sia negativi che positivi.IX) Mutamento dell’atteggiamento. Gli atteggiamenti possono mutare in seguito a nuove esperienze e nuove informazioni. Il mutamento può essere volontario o involontario, temporaneo o permanente, portare a un atteggiamento più favorevole o più sfavorevole o più neutrale. Kelman, con la sua Teoria dei tre processi (1961), ha affermato che il mutamento può intervenire in seguito all’intervento di tre differenti processi di interazione sociale: l’accondiscendenza, l’identificazione e l’interiorizzazione.
1) L’accondiscendenza. Può portare al mutamento nel caso in cui un individuo si lasci influenzare da un altro a da un gruppo, in quanto così egli pensa di essere meglio approvato-accettato. Tale cambiamento s’instaura solo a livello apparente e solo in presenza di chi influenza. Spesso l’accondiscendenza interviene quando la situazione comporta l’erogazione di un premio o di una punizione da parte del soggetto che influenza.
2) L’identificazione. Si manifesta nel caso in cui un individuo adotta gli atteggiamenti di un altro individuo-gruppo, in quanto così egli raggiunge un’interazione soddisfacente con chi lo influenza. In questo caso l’individuo influenzato crede effettivamente a questo modo di agire che gli conferisce una certa identità.
3) L’interiorizzazione. Si manifesta nel caso in cui un individuo accetta di essere influenzato da un altro individuo-gruppo, in quanto il comportamento a cui è spinto non contrasta sensibilmente col suo sistema di valori, anzi risulta essere coerente con questo.X) Va detto tuttavia che ogni individuo spesso oppone una tenace resistenza alla modificazione dell’atteggiamento, sia perché è incapace di ricevere certe nuove informazioni, sia perché il mantenere inalterati gli atteggiamenti già posseduti gli consente di disporre di una difesa nei confronti di stimoli che giudica disturbanti, in quanto esigono una revisione della propria immagine di sé o del proprio modo di vedere le cose.
XI) I meccanismi mediante i quali si mantiene inalterato il proprio equilibrio sono tre: negazione, rafforzamento e differenziazione. Per esempio un fumatore accanito, avvisato dello stretto rapporto fumo/cancro, nega che esista un rapporto così stretto di causa/effetto; afferma che fumare procura una soddisfazione superiore al timore dei danni che può provocare (rafforzamento emotivo); considera che se si mette a fumare sigarette leggere, con filtro, solo dopo aver mangiato, ecc. potrà conservare inalterato il comportamento (differenziazione).
XII) I nostri atteggiamenti infine possono cambiare più facilmente e in modo consistente nel caso in cui la comunicazione ci giunga da una fonte d’informazione per noi credibile (il che dipende dal prestigio e dalle garanzie dell’emittente). Oppure nel caso in cui la comunicazione in sé abbia determinate caratteristiche: semplicità o complessità, comprensibilità, emotività, ecc. è stato dimostrato che è soprattutto la connotazione emotiva ad avere un peso determinante circa l’efficacia del messaggio. Infine vanno considerate le caratteristiche della persona che riceve un messaggio (ricevente). Alcuni individui subiscono la pressione dei messaggi che ricevono in misura maggiore rispetto ad altri (ad es. si potrebbe verificare se le persone poco colte sono più influenzabili di quelle istruite, se gli atteggiamenti estremistici subiscono mutamenti meno rilevanti degli atteggiamenti moderati, ecc.).
I) Il sistema sociale e il concetto di “ruolo”. Il “sistema sociale” indica una società costituita da un insieme più o meno numeroso di componenti, ognuno dei quali, essendo in interazione con l’altro, secondo norme pattuite più o meno definite o
vincolanti, svolge (occupa) un determinato ruolo. La società è un sistema in quanto è un insieme integrato di ruoli differenziati. Cioè i componenti di un sistema sociale non svolgono tutti le stesse funzioni, anzi svolgono compiti diversi in diverse situazioni e con competenze specifiche.
II) Un sistema sociale di solito non è perfettamente omogeneo o simmetrico, nel senso che tra i soggetti che occupano ruoli diversi, spesso vi sono rapporti unilaterali o di dipendenza non perfettamente equilibrata (asimmetria). Il potere che i diversi individui possiedono in termini di ampiezza e autonomia del campo d’azione, e in termini di capacità di determinare il comportamento altrui, non è distribuito e posseduto in eguale misura, in quanto il sistema sociale è a struttura gerarchica.
III) Il termine “ruolo” è appunto una stima del potere relativo che un individuo possiede nei confronti degli altri membri del sistema di appartenenza: esso può essere “misurato” ricorrendo ad una sua collocazione su una scala di ordinamento gerarchico.
IV) Ogni sistema sociale è definito anche dalle “norme” (modelli pattuiti di comportamento) che regolano le relazioni reciproche tra gli individui. Un sistema sociale può essere descritto come la storia delle norme che regolano le relazioni sociali tra i suoi componenti.
V) I modelli o le norme di azione sociale hanno anche una valenza anticipatoria, nel senso che valgono a definire quanto ogni individuo può aspettarsi dal comportamento altrui. In tal senso si può dire che un ruolo è costituito dall’insieme delle aspettative che il sistema sociale ha elaborato per delineare un ambito di competenza o un campo di azione sociale, escludendo altre competenze che sono attributo di altri ruoli. In sintesi: La normativa sociale ha un valore di prescrizione (indica ciò che un individuo può e deve fare) e un valore di anticipazione (selezione di ciò che gli altri si aspettano da un individuo del sistema).
VI) Il comportamento del gruppo. Per “gruppo” s’intende un insieme organizzato di persone che s’influenzano reciprocamente per uno scopo per definito (p.es. la famiglia, un gruppo di lavoro o scolastico…). L’esistenza del gruppo è importante sia per il prestigio e il comando da parte di alcuni, sia per l’influenza reciprocamente stimolante che al suo interno si verifica.
Il leader di un gruppo può emergere in seguito alle circostanze più varie: comune a tutti i gruppi è il fatto che la formazione del leader implica la formazione di una gerarchia. Il leader può svolgere ruoli molti diversi: politico, esperto, rappresentante del gruppo per i rapporti con l’esterno, supervisore dei rapporti interni al gruppo, dispensatore di premi e punizioni, mediatore, modello, figura paterna, pianificatore, stratega, consigliere e, quando le cose vanno male, capro espiatorio. L’importanza di queste funzioni varia al variare della natura del gruppo.
Il gruppo non sfugge al pericolo del conformismo, che è la tendenza a lasciarsi influenzare acriticamente dalle pressioni-decisioni normative del gruppo. In particolare si è dimostrato che:
più sono unanimi i giudizi all’interno del gruppo (specie se il gruppo è molto vasto) e maggiore è il grado di conformismo del singolo individuo;
il conformismo è tanto più accentuato quanto più gli stimoli sono ambigui e poco chiari;
il conformismo tende ad aumentare quando gli individui preferiscono accontentarsi di una convergenza su tematiche tradizionali, piuttosto che chiarire la divergenza su nuove tematiche;
naturalmente ci sono individui che tendono ad essere conformisti al massimo e in qualunque circostanza, mentre altri si dimostrano sempre indipendenti;
il continuo desiderio di essere anti-conformisti è facilmente segno di una incapacità a socializzare.
VII) I rapporti sociali (siano essi presenti o assenti) determinano, in prima e ultima istanza, la formazione della personalità (l’assenza di tali rapporti porta a costruire una personalità disadattata). Essi possono supplire alla carenza di certi rapporti familiari. Obbligano ad esaminare e a tener conto delle prospettive altrui. Favoriscono una più ampia dialettica interiore e quindi favoriscono lo sviluppo dell’intelligenza. Sono il mezzo migliore per raggiungere una più piena autonomia in campo morale, che è il presupposto per compiere scelte mature e responsabili.CONOSCENZE DI INTERGRUPPO
Stereotipi, distanza sociale e pregiudizi sono classificati dalla psicologia sociale come conoscenze di intergruppo ovvero come conoscenze della realtà sociale particolari perché hanno per oggetto gruppi sociali (gli albanesi, i negri, gli slavi, i marocchini,…), tendono ad essere largamente condivise e sono legate al fatto che le persone fanno parte di gruppi e sono coinvolte in relazioni di intergruppo.
In questo caso, occorre precisare, la nozione di gruppo va intesa in senso molto ampio.
I tre comportamenti differiscono comunque tra loro:
• lo stereotipo è prevalentemente cognitivo (ovvero ci dice quale concezione le persone hanno di un altro gruppo e/o del proprio);
• la distanza sociale è volitiva o conativa (ci manifesta come la gente appartenente ad un gruppo intende comportarsi nei confronti di un altro gruppo);
• il pregiudizio - che è più propriamente un atteggiamento - è sostanzialmente affettivo.
Non si tratta tuttavia di tre componenti di un’unica conoscenza di intergruppo bensì di tre distinti tipi di conoscenza con struttura interna e funzioni differenti. In letteratura, comunque, si ritrovano studi soprattutto sul pregiudizio, a causa, come è logico, di fenomeni significativi come l’antisemitismo ed il razzismo.
PREGIUDIZIO
Il pregiudizio è un atteggiamento di intergruppo particolarmente studiato dalle scienze sociali.
In psicologia si intende per pregiudizio l’opinione preconcetta concepita non per conoscenza diretta di un fatto, di una persona o di un gruppo sociale, quanto piuttosto in base alle opinioni comuni o alle voci. G.W. Allport sostiene che un concetto errato (che è sempre possibile) si trasforma in pregiudizio quanto rimane irreversibile anche di fronte a nuovi dati conoscitivi.
L’irreversibilità è facilmente constatabile nella logica della “eccezione”. Se riteniamo, pregiudizialmente, che ad un dato gruppo di persone ben si attagli l’etichetta di “ladri” (per esempio i rom), ben difficilmente cambieremo opinione di fronte a persone che in tutta evidenza si comportano in modo difforme dal nostro pregiudizio.
E se proprio non riusciamo a reggere la dissonanza cognitiva generata da un comportamento impensato (ad esempio un ragazzo rom che ci insegue per restituirci il portafoglio perso o la borsa dimenticata) possiamo fare appunto ricorso alla logica dell’eccezione. Che, al solito, conferma la regola: i nomadi sono ladruncoli e ciò che mi è accaduto è una eccezione che conferma l’assunto di fondo.
Nel linguaggio della psicologia sociale, quando si parla di pregiudizi ci si riferisce a un tipo particolare di atteggiamenti. Propriamente, sono atteggiamenti intergruppo, cioè posizioni di favore o sfavore che hanno per oggetto un gruppo,si formano nelle relazioni intergruppo e risultano largamente condivise. In psicologia sociale ci si è interessati soprattutto dei pregiudizi negativi; ma esistono anche positivi e neutrali. Il pregiudizio ha basi psicologiche perché è un pensiero che si basa sulle paure e le fobie del singolo individuo. Ad esempio, un pregiudizio può portare al razzismo, perché si ha paura dell’altro, dell’altra cultura, specie quando la si conosce poco. Dunque l’ignoranza porta al pregiudizio.Un pregiudizio è generalmente basato su una predilezione immotivata per un particolare punto di vista o una particolare ideologia. Un tale pregiudizio può ad esempio condurre ad accettare o rifiutare la verità di una dichiarazione non in base alla forza degli argomenti a supporto della dichiarazione stessa, ma in base alla corrispondenza alle proprie idee preconcette.
Ciò non significa che sia necessario, prima di affrontare qualsiasi questione, liberarsi da ogni pregiudizio, ma solo che di ogni proprio pregiudizio vada assunta piena consapevolezza, al fine di relativizzarne il peso e di abbandonare ogni insostenibile pretesa di verità a priori. Solo così è possibile instaurare un dialogo tra religioni diverse nel quale gli interlocutori non debbano rinunciare alle proprie più genuine e marcate posizioni: i punti di incontro non vanno trovati a scapito delle irrinunciabili e manifeste incompatibilità, e tuttavia il dialogo è possibile proprio perché nessuno crede che la propria verità renda menzogna quella dell’altro.
Dizionario della Psicologia | Fralenuvol
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Breve raccolta di termini di uso psicologico e del loro significato.
Vedi anche la sezione: Psicologia.Ambivalenza
tendenza a risposte emotive opposte nei riguardi di uno stesso oggetto (persona o altro).
Anoressia
disturbo della personalità che provoca avversione patologica per il cibo.
Apprendimento
modificazione relativamente permanente del comportamento e/o delle conoscenze e/o delle funzioni cognitive che ha luogo per effetto dell’esperienza.
Assuefazione
diminuzione della reattività ad uno stimolo per effetto di una ripetuta esposizione ad esso.
Attaccamento
nozione, valorizzata soprattutto da Bowlby, secondo cui il bambino è geneticamente predisposto a ricercare e mantenere la vicinanza con i membri della propria specie ed in particolare con la propria madre. Nei bambini, il secondo semestre del primo anno di vita è ritenuto il periodo “sensibile” per lo stabilirsi di un ottimo legame di attaccamento.
Attenzione
insieme dei processi di prima selezione, codificazione ed elaborazione degli stimoli.
Attività cognitiva
attività che permette la conoscenza.
Attribuzione interpersonale
insieme di processi che permettono l’attribuzione a sè e ad altri di atteggiamenti, intenzioni, capacità e responsabilità.
Autismo primario
stato di indifferenziazione, caratteristico del primo mese di vita, in cui il neonato non distingue fra ciò che è dentro e ciò che è fuori di lui, fra ciò che gli appartiene e ciò che appartiene alla madre
Autismo infantile
fissazione o regressione a un tipo arcaico di non-differenziazione nei confronti della madre (vedi ‘autismo primario’).
Autostima
valore globale (positivo o negativo) che la persona attribuisce a se stessa.
Carattere
termine con cui si fa riferimento alla personalità del soggetto cos” come essa si è venuta formando grazie all’interazione fra le componenti innate (temperamento) e le influenze ambientali. Attualmente usato come sinonimo di personalità.
Ciclotimica (psicosi … - psichiatria - psicoanalisi)
patologia dell’umore caratterizzata dall’alternanza di tonalità depressive ed euforiche (psicosi maniaco - depressiva). Questa condizione psichica è stata interpretata anche come caratterizzata da depressione come risposta alla perdita di un oggetto che può essere reale o immaginario, ma comunque introiettato, di cui il soggetto si lamenta e si incolpa e da manie come un compenso antidepressivo per negare la perdita e la colpa.
Cognitivismo
approccio psicologico che, attraverso metodi il più possibile sperimentali, ha come obiettivo principale la descrizione del funzionamento della mente umana (meccanismi, strutture e processi mentali)
Cognitivista, teoria delle emozioni
la teoria di Scherer prevede che lo sviluppo emotivo sia condizionato dalle capacità di valutazione del bambino. Secondo Harris le capacità cognitive del bambino permetterebbero fin dal primo anno di vita la consapevolezza delle proprie esperienze soggettive e dal secondo anno una sempre più adeguata comprensione delle esperienze emotive altrui.
Comportamentismo
scuola psicologica fondata da J.B. Watson che sostiene che la psicologia deve avere come unico oggetto di studio il comportamento, che ogni apprendimento è frutto di processi di condizionamento e che la psicologia come scienza non deve utilizzare interpretazioni soggettive del comportamento nè il metodo introspettivo, ma solo descrizioni obiettive in termini di stimolo - risposta. Alla base della teoria comportamentista, chiamata anche teoria dell’apprendimento, sta anche la convinzione che il comportamento è ampiamente condizionato dall’ambiente.
Comportamento
insieme di azioni e reazioni di un organismo in interazione con l’ambiente esterno o con l’interno dell’organismo stesso. Per Piaget: vedi affettivo.
Comunicazione
concetto che può essere definito in modo ampio, includendo qualsiasi caratteristica dell’aspetto o del comportamento di un individuo che influenza, di fatto, un altro individuo, o, in modo più ristretto, ponendo l’accento sull’intenzionalità di modificare il comportamento dell’altro e cioè come un processo mediante il quale un individuo-segnalatore utilizza un segnale o un’esibizione prodotti con lo scopo specifico di modificare il comportamento di un individuo-reagente.
Condizionamento
il provocare nell’ambiente naturale (fisico o sociale) una condizione affinchè l’individuo apprenda un determinato comportamento.
Condizionamento classico (induzione di una risposta condizionata)
è il tipo di apprendimento (studiato da Pavlov con il famoso esperimento sulla salivazione dei cani, nel quale uno stimolo neutrale (ad esempio il suono di un campanello) diventa condizionato nel momento in cui viene accostato o associato ad uno stimolo non condizionato (cioè uno stimolo che è fin dall’inizio efficace).
Condizionamento operante
condizionamento, evidenziato dagli studi di Skinner, che permette, a differenza di quello classico (vedi), l’apprendimento di risposte nuove. Esso è basato sull’agire, sulla modificazione dell’ambiente al fine di raggiungere risultati.
Conscio (psicoanalisi)
a seconda della conoscenza che l’individuo ha dei propri dati psichici essi possono essere distinti in consci, preconsci od inconsci. Un dato psichico è conscio quando esso è conosciuto da parte dell’individuo. Oppure: è ritenuta conscia la parte del dato psichico di cui il soggetto è consapevole (cioè conosce). A differenza di quanto a volte si ritiene a livello divulgativo, non esiste perciò una “parte”, un “posto” chiamato “conscio”, ma solo una eventuale “qualità” del dato psichico in riferimento al fatto che esso o parte di esso sia conosciuto o no. (Vedi preconscio ed inconscio)
Coscienza
avere coscienza: essere consapevole, cioè sapere di conoscere o provare qualcosa. Prendere coscienza: diventare consapevole.
costruttivismo
approccio teorico che enfatizza il ruolo attivo del soggetto nella conoscenza. Si differenzia dall’innatismo per l’importanza attribuita all’interazione con l’ambiente e dall’empirismo per l’importanza attribuita alle caratteristiche del soggetto più che a quelle del reale.
Depressione
disturbo della personalità che provoca sentimenti di vuoto interiore, noia, carenza di interessi, sfiducia in se stesso, pessimismo rispetto al futuro.
Vedi anche la sezione: Depressione.Devianza
infrazione di norme sociali ritenute fondamentali dagli individui di una società.
Difesa, meccanismi di (psicoanalisi)
meccanismi attraverso i quali l’Io media tra l’Es, il Super-Io e la realtà, tra i quali i fondamentali sono stati descritti da A.Freud. (Vedi cap. 1)
Dissonanza cognitiva, teoria della
secondo Festinger, che ha formulato questa teoria, chi ha credenze dissonanti su un argomento, tende a modificarle per ridurre la dissonanza.
Edipico (complesso … - psicoanalisi)
conflitto caratterizzato da sentimenti libidici molto intensi verso il genitore del sesso opposto e da un atteggiamento ambivalente verso il genitore dello stesso sesso
Egocentrismo
tendenza a valutare la realtà non considerando sufficientemente i punti di vista diversi dal proprio
Emozione
reazione affettiva intensa con insorgenza acuta e di breve durata determinata da uno stimolo ambientale; provoca una modificazione a livello somatico, vegetativo e psichico
Empatia
capacità di condividere i sentimenti positivi o negativi degli altri.
Vedi anche la sezione: Empatia.Episodica, memoria
modalità di organizzazione delle informazioni basata sulla collocazione spaziale e temporale
Epistemologia
il termine epistemologia significa, etimologicamente, “discorso sulla scienza”. Almeno a partire da Socrate ogni sistema filosofico si è posto, in modo più o meno esplicito ed approfondito, il problema di indagare l’oggetto, il metodo e il fine delle discipline scientifiche particolari (o, più in generale, dei fondamenti della conoscenza). Esiste un’epistemologia generale, ma anche una epistemologia della psicologia, della fisica, della matematica, ecc. Vedi “epistemologia genetica”
Estroversione
caratteristica del soggetto in cui prevale l’orientamento verso l’esterno
Es (psicoanalisi)
componenete più primitiva, irrazionale ed istintiva della psiche. Una delle tre istanze della psiche secondo Freud (assieme a Io e Super-Io). Più raro l’uso del sinonimo Id
Etologia
studio del comportamento delle specie animali, condotto, per quanto possibile, privilegiando l’osservazione in ambiente naturale
Fenomenologico, metodo
metodo tipico della psicologia della Gestalt, e di studi sulla percezione e l’intelligenza, che si basa su “un’osservazione accurata e sistematica delle caratteristiche della nostra esperienza, prodotto sia dalla presa di contatto con il mondo esterno, sia dall’auto-osservazione dei processi mentali che si svolgono dentro di noi”. (Kanizsa, Legrenzi, Sonino, 1983, pag. 25)
Fobia
nevrosi consistente in paura (irrazionale, nel senso di sproporzionata alla situazione ed incomprensibile, non motivata) prodotta da particolari oggetti, o luoghi, o situazioni: paura del chiuso (claustrofobia), dell’aperto (agorafobia), del buio, dei luoghi elevati, degli animali, ecc. Le nevrosi caratterizzate da fobia vengono spesso denominate isterie (oltre che nevrosi fobiche).
Gestalt, psicologia della
scuola psicologica, di cui M. Wertheimer è ritenuto il fondatore, secondo la quale l’esperienza psicologica si presenta all’individuo come una “struttura organizzata” (Gestalt), che non può essere scomposta in parti elementari.
Handicap mentale (ritardo mentale)
difficoltà di tipo cognitivo generale o intellettivo che non permettono all’individuo portatore di fornire, in media, prestazioni in test di intelligenza superiori al punteggio di 70 in QI. In Italia c’è la tendenza a ritenere portatori di handicap mentale solo i soggetti con QI inferiore a 60-65 (circa 1% della popolazione e non tra 2% e 3% come si ha se ci si riferisce a punteggi del QI inferiori a 70).
HIP (Human Information Processing)
teoria della elaborazione dell’informazione.
Identificazione (psicoanalisi)
meccanismo di difesa molto complesso che si basa sull’attribuzione a se stessi di caratteristiche di altri.
Imitazione (Piaget)
attività caratterizzata dal prevalere dell’accomodamento sull’assimilazione.
“Imprinting”
processo di acquisizione di una azione istintiva, limitato ad un breve periodo del ciclo vitale (periodo sensibile), irreversibile e specifico di una determinata specie.
Inconscio (psicoanalisi)
ciò che è latente nella vita mentale, di cui si deve ammettere l’esistenza in quanto si deduce dai suoi effetti
“Insight” (in tedesco Einsicht - Psicologia della Gestalt)
termine utilizzato per riferirsi alla comprensione (a volte accompagnata da un vissuto di scoperta improvvisa) della soluzione di un problema, ottenuta comprendendo “il tutto”, l’essenza , la struttura, cioè i rapporti fra mezzi e fini e/o tra gli elementi ed il tutto di cui fanno parte.
Intelligenza (Piaget)
“Termine generico designante le forme superiori di organizzazione o di equilibrio delle strutture conoscitive. … Termine di arrivo, mentre le sue origini si confondono con quelle dell’adattamento senso-motorio in genere e, al di là di queste, con le origini dell’adattamento biologico stesso.” (Piaget, 1936, op. cit. a pag. 118)
Interazione
azione o influenza reciproca di due variabili. Usato in psicologia soprattutto con riferimento ai rapporti tra organismo ed ambiente fisico e ai rapporti interpersonali.
Introspezione
osservazione e riflessione da parte di un soggetto nei riguardi di proprie esperienze.
Introversione
caratteristica del soggetto in cui prevale l’attenzione verso i vissuti interiori.
Io (psicoanalisi)
struttura organizzata della psiche, che svolge funzioni di sintesi dei processi psichici, “mediando” tra le pulsioni dell’Es, gli imperativi del Super-Io e le esigenze della realtà. Attraverso i suoi “meccanismi di difesa” rappresenta il polo difensivo nei conflitti dell’individuo.
Ipnosi
stato mentale particolare, generalmente con apparenza di sonno (trance), che può essere provocato (indotto) con tecniche speciali, in cui si riconoscono sempre meccanismi di suggestione, posti in essere da un ‘ipnotizzatore’.
Isolamento (psicoanalisi)
termine utilizzato per due diversi meccanismi di difesa. Da una parte ci si riferisce alla rimozione del solo affetto od emozione di un ricordo. Dall’altra all’isolamento di un pensiero da tutti i pensieri che l’hanno preceduto o seguito.
Lapsus
termine latino usato da Freud per riferirsi all’uso non intenzionale di parole errate. Assieme alle dimenticanze, le gaffes, gli smarrimenti, i lapsus rientrano nell’ambito degli atti mancati, rivelatori di un conflitto tra una intenzione cosciente ed una tendenza non consapevole (preconscia od inconscia).
Libere associazioni
tecnica di tipo psicoanalitico già usata da Freud, per cui il paziente è invitato a dire ciò che gli viene in mente (senza censura) all’udire una certa parola-stimolo.
Libido (psicoanalisi)
espressione dinamica dell’istinto sessuale, concepito come un’energia, che può essere rivolta all’Io (narcisistica), ad oggetti esterni o persone (oggettuale) e anche essere trasferita dall’uno all’altro ambito.
Ludica, funzione
che permette di rivivere, a livello simbolico, problemi e conflitti della vita quotidiana.
Mappa cognitiva (Tolman)
rappresentazione mentale schematica di un luogo, una situazione, un movimento, un percorso, ecc. (utilizzata anche dai ratti per apprendere la strada in un labirinto).
MBT, Memoria a Breve Termine
detta anche “memoria di lavoro”, mantiene il materiale rielaborato dai registri sensoriali per periodi limitato nel tempo (ad esempio, in certe situazioni, per pochi secondi o meno di un minuto)
Memoria
capacità di un organismo vivente di conservare tracce della propria esperienza e di servirsene per relazionarsi al mondo e agli eventi futuri
Mente
sinonimo di psiche. Insieme delle attività e dei contenuti psichici, compresi quelli di cui non si ha consapevolezza.
Metacognizione
regolazione dei processi di conoscenza, mediante la scelta delle strategie, il controllo di esse, la verifica, la formulazione e riformulazione di piani di intervento.
Metamemoria
insieme dei processi di gestione e controllo delle operazioni svolte dalla memoria.
MLT, Memoria a Lungo Termine
archivio ed organizzazione del materiale rielaborato dalla MBT, con capienza praticamente illimitata.
Motivazione
fattore dinamico del comportamento che attiva e dirige un organismo verso una meta
Negazione (psicoanalisi)
meccanismo di difesa primitivo consistente nel negare un aspetto spiacevole della realtà esterna.
Nevrosi (psicoanalisi)
malattia mentale dovuta ad una conflittualità fra le istanze della personalità - Io, Es, Super-Io - che trova il proprio equilibrio (per quanto patologico) con modalità (ansie, fobie, ecc.) che comportano una inadeguatezza nell’adattamento dell’individuo. Si distingue dalla psicosi soprattutto per la minor gravità e il miglior rapporto con la realtà.
Oggetto (psicoanalisi)
ciò che permette la soddisfazione di una pulsione. Può consistere in oggetti veri e propri, in persone od anche in rappresentazioni di oggetti e persone. Nel bambino la costruzione dell’oggetto libidico è presupposto necessario perchè si instauri la prima relazione affettiva.
Operatorio concreto, pensiero (Piaget)
che permette la coesistenza, a livello mentale, di due situazioni che nella realtà si escludono a vicenda (dai 6 ai 14 anni circa) al fine di ricavarne conclusioni logiche non direttamente osservabili nella realtà.
Operazione (Piaget)
sistema di azioni interiorizzate (mentali). Equivalente di “azione reversibile”.
Orale, fase (psicoanalisi)
fase evolutiva riguardante circa ai primi 12-18 mesi di vita, in cui le gratificazioni sessuali sono ottenute attraverso la bocca.
Organizzazione
processo per il quale diverse parti, cui sono deputate particolari funzioni, si coordinano così da formare un tutto, in cui le parti stesse conservano un’autonomia più o meno spiccata.
Ossessiva, nevrosi
definita anche come nevrosi coatta, è caratterizzata dal fatto che l’individuo evita un’ansia eccessiva attraverso la ripetizione prolungata di comportamenti stereotipati (ad es. aprire e chiudere una porta, un rubinetto, toccare ripetutamente i bottoni di un indumento o sfilacciarlo, lavarsi più volte le mani, ecc.) o, a livello mentale, di alcuni pensieri (formule magiche, coazioni a numerare, ecc.).
Paranoia
psicosi che si caratterizza per l’esistenza di un sistema delirante tendenzialmente stabile. Il contatto con la realtà può essere nella maggioranza degli eventi della vita quotidiana molto buono, ma con giudizi (o deliri) del tutto inadeguati per quanto riguarda particolari campi di esperienza. Tra i deliri vi sono quelli di persecuzione e di gelosia.
Pensiero (Piaget)
coordinamento di azioni interiorizzate (mentali). Equivalente di “intelligenza rappresentativa o simbolica”.
Pensiero intuitivo (Piaget)
seconda fase, dai 3-4 ai 6-7 anni, del pensiero preoperatorio (vedi). La conoscenza intuitiva è caratterizzata dal fatto che non è dovuta ad un ragionamento che segue le regole della necessità logica.
Percezione
insieme di funzioni psicologiche che permettono all’organismo di acquisire informazioni “hic et nunc” (qui e ora) circa lo stato e i mutamenti del suo ambiente grazie all’azione di organi specializzati.
Personalità
insieme integrato di caratteristiche psichiche e modalità di comportamento che costituiscono il nucleo caratterizzante un individuo, che tende a rimanere tale nella molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui la persona si esprime e si trova ad operare
Piacere, principio di (psicoanalisi)
ciò che induce l’organismo a ricercare il più possibile e prima possibile la soddisfazione dei bisogni.
Pragmatica, analisi
studio del linguaggio che privilegia i rapporti fra i segni e coloro che li usano.
Preconscio
ciò che è latente nella vita mentale, ma può facilmente essere rievocato ed essere oggetto di consapevolezza.
Pregiudizio
stereotipo scarsamente fondato su dati verificati. Di norma sfavorevole ad un gruppo sociale.
Preoperatorio, pensiero (Piaget)
caratteristico del bambino che, pur utilizzando il pensiero simbolico (vedi), non è in grado di compiere delle operazioni (vedi), o azioni reversibili (dai 18 mesi ai 6-7 anni circa). Con l’espressione “pensiero intuitivo” ci si riferisce alla seconda fase del pensiero pre-operatorio”, dai 3-4 anni circa ai 6-7 anni
Proiezione (psicoanalisi)
meccanismo di difesa che consiste nell’attribuzione di qualcosa di proprio (desiderio, sentimento, impulso, idea, convinzione, atteggiamento, ecc.) ad un’altra persona.
Proiettivo, test
test di personalità in cui il soggetto, di fronte a stimoli ambigui, interpreta “proiettando” in essi qualcosa di sè.
Psicoanalisi
scuola psicologica, di origine medico-psichiatrica, fondata da S. Freud il cui oggetto di studio prevalente è il comportamento anormale, che attraverso il metodo dell’osservazione clinica si prefigge come scopo la guarigione dei malati mentali
Psicometria
settore della psicologia che tratta dell’elaborazione matematica e statistica dei dati psicologici.
Psicosi (psicoanalisi)
malattia mentale causata da massicce fissazioni e/o regressioni nelo sviluppo psichico o, comunque, da conflittualità fra le istanze della personalità -Io, Es, Super-Io- che trova il proprio equilibrio patologico con modalità (ossessioni, manie, gravi depressioni, grave malfunzionamento delle funzioni cognitive, ecc.) che comportano una notevole inadeguatezza nell’adattamento dell’individuo. Si distingue dalla nevrosi soprattutto per la maggior gravità, il minor rapporto con la realtà e maggiori regressioni. E’ attualmente oggetto di discussione la rilevanza delle componenti organiche nella genesi delle psicosi.
Psicosi infantile (Mahler)
malattia psichica grave riconducibile ad uno sviluppo anormale dell’Io nei primi anni di vita ed in particolare al rapporto figlio/a-madre. La Mahler distingue due tipi di psicosi: l’autismo e la sindrome simbiotica.
Pulsione
agente causale del comportamento, inerente all’organismo, che rappresenta anche la ragione della finalità del comportamento.
Q.I. Quoziente Intellettuale (quoziente intellettuale)
rapporto fra età mentale ed età cronologica di un soggetto (moltiplicato per 100).
Regressione (psicoanalisi)
meccanismo di difesa molto vasto, che si attua soprattutto con uno spostamento dell’energia libidica da oggetti tipici di una fase ad oggetti tipici di una fase precedente dello sviluppo.
Relazionale, difficoltà
difficoltà a livello emotivo, affettivo e sociale (in ambito scolastico e non).
Riflesso
risposta non intenzionale, che non è appresa ed è specifica della specie, di una data parte del corpo a un dato stimolo.
Rimozione (psicoanalisi)
meccanismo di difesa consistente nel trasformare i dati psichici consci in inconsci o mantenere tali i dati psichici inconsci. “Consiste in una attività dell’Io la quale sbarra la via della coscienza all’impulso indesiderato proveniente dall’Es, o a qualsiasi suo derivato, siano essi ricordi, emozioni, desideri o fantasie di realizzazione dei desideri” (Brenner, 1967, op. cit. a pag. 14)
Rinforzo
evento specifico in grado di aumentare la tendenza a ripetersi di una certa risposta.
Schema (Piaget)
ciò che è generalizzabile di un’azione. Modalità di organizzazione dell’esperienza.
Schema (cognitivismo)
struttura cognitiva (script) che collega degli elementi su base spaziale e temporale, cioè in fatti (eventi) che possono anche prevedere per gli elementi considerati delle particolari funzioni.
Schizofrenia
psicosi caratterizzata da progressivo distacco dall’ambiente sociale. In particolare essa è caratterizzata da dissociazione psichica (divisione, separazione, non legame, ecc.), cioè dalla sorprendente non utilizzazione di comuni associazioni fra cose o eventi, ad esempio tra un lutto e il dispiacere. Si distinguono varie forme di schizofrenia. Alcuni studiosi ritengono che tale termine, sia, comunque, un termine generico utilizzato per psicopatologie fra loro anche molto diverse, aventi in comune
Schizofrenia paranoide
psicosi di tipo schizofrenico, con deliri non sistematizzati ed allucinazioni, prevalentemente di tipo persecutorio.
Selezione naturale (Darwin)
teoria evoluzionistica basata sul principio che tendono a sopravvivere gli individui che in maggior grado possiedono le caratteristiche che favoriscono l’adattamento ad un particolare ambiente. Ne deriva che tali caratteristiche hanno una maggiore probabilità di essere trasmesse ai nuovi nati rispetto a quelle che caratterizzano i membri della specie non sopravissuti e che con il passare del tempo l’adattamento della specie (se nel frattempo l’ambiente non cambia) tende ad essere ottimale.
Senso-motoria, intelligenza (Piaget)
che dà luogo a comportamenti con l’uso intenzionale del coordinamento mezzi-fini, ma non utilizza immagini ed azioni mentali (cioè senza la presenza dell’oggetto o dell’azione rappresentati).(dai 10 ai 18 mesi circa)
Sensoriale, memoria o registro
il sistema di memoria che funziona solo per una frazione di secondo durante l’elaborazione sensoriale, trattenendo una breve impressione dello stimolo che si è esercitato su un particolare organo sensoriale. Le informazioni significative vengono trasferite alla memoria di lavoro.
Seriazione, operazione di (Piaget)
operazione consistente nell’ordinare (seriare appunto) gli elementi di una stessa classe sulla base del progressivo aumento o diminuzione dell’intensità con cui una certa qualità comune (ad esempio la diversa altezza in un insieme di aste non uguali)êè presente.
Simbiotica, fase (Mahler)
situazione caratterizzata da una prima differenziazione (a partire circa dal secondo mese di vita) dell’unità bambino-madre e in cui c’è una vaga consapevolezza di un oggetto che soddisfa i desideri del bambino.
Simbolico, pensiero (Piaget)
che utilizza anche le rappresentazioni di oggetti non presenti e di azioni non ancora effettivamente compiute. Di norma dai 18 mesi di vita.
Sindrome
complesso di sintomi che tendono a presentarsi assieme e che vengono considerati come tipici effetti di specifiche cause (accertate o presunte).
Sistemica, terapia
approccio psicoterapico in cui oggetto dell’intervento è il nucleo familiare (sistema), non il singolo individuo.
Stereotipo
insieme di credenze sugli attributi personali di una categoria sociale. Secondo G.W. Allport lo stereotipo è “un atteggiamento preesistente … cos” forte ed inflessibile da distorcere seriamente percezioni e giudizio”. Come Allport molti altri studiosi utilizzano questo termine attribuendogli non un significato neutro (e cioè un atteggiamento che si fonda sulla rilevazione delle caratteristiche comuni ad un gruppo, o comunque caratterizzanti rispetto ad altri gruppi), ma un significato negativo, sottolineando perciò il fatto che esso porta a generalizzazioni indebite.
Strutturalismo
approccio teorico presente in varie discipline (ad esempio, oltre che in psicologia, in antropologia, sociologia e linguistica), secondo il quale i fenomeni vanno considerati non isolatamente gli uni dagli altri, ma come elementi di una struttura, cioè nel loro funzionamento all’interno del sistema di appartenenza. E’ importante notare che in psicologia questo termine è utilizzato sia con il significato di cui sopra (ad eempio per la psicologia della Gestalt o per Piaget) sia per riferirsi alla scuola di Wundt. In questo secondo caso ci si riferisce al fatto che gli studiosi appartenenti a questa scuola si prefiggevano lo studio della “struttura” della mente, riconducendola ai suoi elementi fondamentali.
Struttura mentale (Piaget)
organizzazione che l’attività intellettuale si dà nello svolgere le proprie funzioni (di adattamento ed organizzazione) in rapporto a certi contenuti.
Super-Io (psicoanalisi)
una delle tre istanze della personalità, assieme a Es e Io, cioè quella che tende ad indirizzare il comportamento con riferimento a norme, divieti, proibizioni, principi morali. Secondo Freud esso è soprattutto il prodotto della risoluzione del complesso edipico, mentre secondo la Klein esso è presente fin dal primo anno di vita. (Vedi Io)
Temperamento
complesso delle differenze individuali a base biologica rilevabili nel comportamento, che compaiono molto precocemente e sono relativamente stabili nel corso del tempo e in situazioni diverse.
Terman-Merrill, test
scala di intelligenza elaborata a partire dai primi studi di Binet e Simon, utilizzata soprattutto con bambini di età compresa fra i 2-3 e i 6-7 anni
Training autogeno
metodo di autodistensione da concentrazione psichica, che permette la modificazione di situazioni psichiche e somatiche; apprendimento graduale di una serie di esercizi di “concentrazione psichica passiva” posti in relazione fra loro al fine di un progressivo realizzarsi di modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza.
Tratto di personalità
fattore significativo per descrivere la struttura della personalità di un individuo.
Umanistica, psicologia (Maslow e Rogers)
approccio psicologico che pone l’accento sull’autorealizzazione dell’individuo.
WISC-R, test
scala di valutazione dell’intelligenza (Wechsler Intelligence Scale for Children), elaborata e standardizzata da David Wechsler. La lettera R sta a significare “revised”, cioè riveduta.
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